L’America di Biden, con il rimpatrio di migliaia di migranti haitiani in fuga da un territorio devastato dai terremoti e dalla violenza, tradisce il valore di accoglienza rappresentato da uno dei più importanti simboli dell’identità del Paese: la Statua della Libertà.
La statua, donata dalla Francia agli Stati Uniti nel centenario dell’Indipendenza statunitense dagli inglesi, fu inaugurata a New York il 28 ottobre 1886, sotto la presidenza di Grover Cleveland, dopo esservi giunta in 350 pezzi, spediti in 214 casse su una nave da guerra.
Il monumento, alto 93 metri e posto al centro della baia di Manhattan, fu realizzato dallo scultore francese Frédéric-Auguste Bartholdi con l’aiuto dell’ingegnere Alexandre Gustave Eiffel che ne realizzò la struttura interna in metallo. La statua, nata da un’idea dell’intellettuale francese Edouard de Laboulaye, rappresenta la Libertà che illumina il mondo: la figura femminile, infatti, appare con il volto fiero mentre sorregge nella mano destra una fiaccola, simbolo della luce eterna della libertà; nella sinistra stringe una tavola su cui è incisa la data della Dichiarazione d’indipendenza americana; ai suoi piedi giace una catena spezzata, simbolo della liberazione da ogni schiavitù e forma di oppressione; in testa indossa una corona a raggiera le cui punte richiamano i sette mari e i sette continenti.
La Statua della Libertà è espressione dell’accoglienza degli Stati Uniti nei confronti dei migranti, come testimoniano i versi incisi in una lapide posta sul piedistallo della statua: il sonetto (di cui riportiamo i versi conclusivi A me date i vostri stanchi, i vostri poveri, le vostre masse infreddolite desiderose di respirare liberamente, i rifiuti miserabili delle vostre spiagge affollate. Mandatemi loro, i senzatetto, gli scossi dalle tempeste, io solleverò la mia fiaccola accanto alla porta dorata) fu composto nel 1883 da Emma Lazarus, scrittrice ebrea, giunta a New York con altri profughi ebrei, cacciati dalla Russia dopo l’uccisione dello zar Alessandro II nel 1881.
L’America tornerà ai suoi princìpi originari di accoglienza?

