Ogni anno diversi satelliti devono essere sottoposti a costose manovre evasive per ridurre il rischio di una collisione e ogni volta che un satellite deve operare i suoi razzi che gestiscono l’assetto, diminuisce la riserva di propellente e quindi la vita del satellite stesso, che diventerà a sua volta un nuovo rifiuto da gestire. Monitorare i detriti in orbita e mantenere politiche di gestione delle collisioni ha un costo enorme sulle attività spaziali.
Lo scorso anno, un team di astronomi aveva affermato di aver catturato l’esplosione cosmica più lontana di sempre: un lampo di raggi gamma in una galassia chiamata GN-z11. Ma quel lampo di luce, ha avuto poi una spiegazione molto più semplice: è stato un riflesso scintillante di un razzo russo che cadeva.
Gli esseri umani hanno lanciato e lasciato dietro di sé un gran numero di oggetti in orbita attorno alla Terra, inclusi satelliti, razzi e persino cacciaviti scomparsi durante le passeggiate spaziali. Sembra che mezzo milione di pezzi di metallo più grandi di 1 centimetro stiano rotolando intorno al nostro pianeta.
I riflessi di luce solare che si riflettono su questi detriti possono essere responsabili di fino a 10.000 lampi di luce all’ora in tutto il cielo notturno. La stragrande maggioranza di detriti sono invisibili ad occhio nudo e possono essere distinguibili solo dagli osservatori astronomici.
Scheda:
L’agenzia spaziale europea ESA, una delle più attive nel monitorare il problema dei detriti spaziali afferma che la situazione spazzatura orbitante è preoccupante.
I numeri sono impietosi: i rifiuti spaziali hanno raggiunto una massa complessiva di 9300 tonnellate.
Sono stati prodotti nel corso di 6050 lanci di razzi dal 1957 ad oggi.
Sono 11370 i satelliti portati in orbita terrestre di cui 6900 sono ancora nello spazio, funzionanti 4000.
Sono più di 560 gli incidenti, rotture dovute all’ostile ambiente spaziale, esplosioni e collisioni già avvenuti fino ad oggi e che hanno prodotto un’immane quantità di detriti.
34000 sono i detriti più grandi di 10 cm e oltre 28.000 sono quelli monitorati costantemente perché pongono un serio rischio per le attività umane e per i satelliti attualmente in orbita.

