Un altro giorno Gesù si trova a Gerusalemme presso una piscina le cui acque, secondo le credenze di allora, potevano curare.
Della folla di ciechi, infermi, zoppi, paralitici Gesù nota un uomo su una barella, ha saputo che viveva così da trentotto anni perché, malato alle gambe e alle braccia, non poteva muoversi. Gli rivolge una domanda che sembra una provocazione: «Vuoi guarire?».
Il malato con un filo di voce risponde: «Vorrei, ma nessuno mi immerge nella piscina e gli altri vi scendono prima di me». Infatti si credeva che il primo ad entrare sarebbe stato guarito per il movimento delle acque.
Gesù lo invita ad alzarsi e camminare stimolando la sua forza di volontà. Dio dà la forza a chi ha una fede matura.
Entra nel tempio a pregare, poi esce ed incontra un povero cieco che chiede l’elemosina. Uno dei discepoli gli chiede: « Quest’uomo è nato cieco per i suoi peccati o per quelli dei genitori?». Gesù smentisce queste credenze sulla responsabilità dei peccati e le relative punizioni poi, fatto del fango con la propria saliva, lo spalma sugli occhi del cieco e lo invita a lavarsi nella piscina di Siloe. L’uomo obbedisce e torna a vedere. Grande è meraviglia di chi lo conosce. Si comincia a disputare sulla sua identità. Interrogato, il mendicante conferma ogni cosa. Gesù, ridando la vista al cieco, guarisce chi brancola nelle tenebre, rende capaci di vedere, aiuta a costruirsi una vita normale.
Il segno maggiormente carico di significati si verifica a Betania, paese a circa tre chilometri, da Gerusalemme, sulle pendici orientali del monte degli Ulivi. Qui vivono Marta, Maria e Lazzaro che, ammalatosi improvvisamente, muore.
Le due donne informano Gesù ed attendono fiduciose che venga a guarirlo. Egli parte solo il terzo giorno dopo che ha ricevuto la notizia. Marta, informata del suo arrivo, si affretta ad incontrarlo . Tra le lacrime pronuncia parole di fiducia: è dispiaciuta per l’assenza del maestro, però continua ad avere fede, sicura che Dio accoglierà una sua richiesta. Gesù le risponde presentandosi come la risurrezione che dona la vita eterna, dono che va oltre la morte del corpo.
Quando incontra Gesù la sorella Maria si getta ai suoi piedi ed esprime il disappunto per non averlo avuto vicino. Piange ed egli non riesce a trattenere le lacrime: perfetto uomo, sente i legami di amicizia; cede alla commozione e la sua condivisione testimonia vicinanza affettiva. Maria medita fiduciosa, Marta spera l’inimmaginabile, un gesto d’amore infinito.
Di fatto Dio condivide la sofferenza per redimerla e, se malattia e morte a Betania hanno distrutto una famiglia, l’amore di Gesù la ricompone.
La resurrezione di Lazzaro è il simbolo del superamento del terrore della morte. Gesù può ridare la vita se si ha fede come Maria e Marta. Le due donne nell’amore per Gesù ricevono la grazia della resurrezione come vittoria sulla morte. Gesù chiede: credi? E’ la sfida ad andare oltre l’esperienza terrena e sperimentare un amore che fa superare i limiti del corpo per rinascere in Dio.

