Dopo alcuni giorni, Gesù si trova di nuovo a Cana e gli va incontro un funzionario di Erode Antipa, che abitava a Cafarnao. L’uomo ha bisogno di aiuto e si rivolge a lui convinto che può guarire il figlio malato. Gesù lo rassicura «Tuo figlio vive». Tranquillizzato egli torna subito a casa, ma prima di arrivare i servi gli comunicano la lieta notizia. Uomo concreto, egli chiede a che ora il ragazzo ha cominciato a star meglio. “Un’ora dopo mezzogiorno la febbre lo ha lasciato”. Gli rispondono. Era l’ora in cui ha udito le parole di Gesù. Da quel momento con tutta la famiglia credette in lui.
Gesù fa capire al funzionario che a Dio non si ordina, lo si prega accettando con fiducia il modo come risponde, questa è vera fede, insegnamento che ripete un sabato nella sinagoga, dove compie un gesto che richiama l’attenzione non tanto sulla guarigione, ma sulla disputa relativa al sabato perché, non sollecitato, guarisce con la sola parola.
Egli impone alla donna le mani come gesto simbolico e ciò determina la reazione dal capo della sinagoga perché ritiene avrebbe trasgredito il riposo del sabato. Ma la poveretta, che vive da anni ripiegata su se stessa prigioniera di una umiliante sofferenza, può alzare lo sguardo e considerarsi guarita perché può fissare il viso degli altri.
Un’altra guarigione avviene quando Gesù abbandona la Galilea per annunciare il vangelo fuori di Israele. Nei pressi di Tiro non teme di entrare in una casa pagana: nazionalismo e disprezzo di altri popoli gli sono estranei. Qui una donna, disperata perché la figlia è malata, implora Gesù. La particolarità di questa mamma è il coraggio che le fa superare il muro della sottomissione femminile: insiste ed ottiene l’intervento. La sua storia è di estrema attualità perché invita a riconoscere che si è tutti figli e figlie di Dio.
Ancora più sorprendente è quanto avviene a Nain, villaggio a circa 10 km a sud-est di Nazaret. Qui Gesù s’imbatte nel corteo funebre del figlio unico di una madre vedova e, mosso a compassione, cerca di consolare la donna e la invita a non piangere per prepararla a ciò che sta per fare: ferma i portatori e comanda al ragazzo di alzarsi. Così manifesta la potenza divina, che interviene durante gli eventi dolorosi che feriscono e causano disorientamento. Nel suo peregrinare, Gesù più volte incontra la morte e la sofferenza, amico disinteressato è pronto a condividere il dolore. E’ quanto compie con questa donna: si commuove e diviene tenerezza che salva. Lo ha già dimostrato in casa di Pietro a Cafarnao guarendo la suocera che per una forte febbre era costretta a letto. La vigorosa stretta di mano di Gesù la guarisce e lei per riconoscenza si mette a servire.

