La riapertura delle scuole si avvicina. Quanti di voi hanno già acquistato lo zaino o il diario desiderati? Nel vostro astuccio, in mezzo a un arcobaleno di penne, matite e pennarelli, sicuramente farà capolino un piccolo oggetto trasparente, utile per le vostre creazioni o per aggiustare una pagina strappata di un libro e di un quaderno. Quel piccolo oggetto non è altro che il nastro adesivo, lanciato sul mercato l’8 settembre 1930 dalla Minnesota Mining and Manufacturing Company, la 3M, fondata nel 1902.
Alla fine dei ruggenti anni Venti, dopo che il crollo della borsa di New York aveva segnato l’inizio di una crisi economica catastrofica negli Stati Uniti, le cui conseguenze si sarebbero abbattute anche in Europa, un giovane ingegnere e ricercatore della 3M, Richard Drew, inventò il nastro adesivo, composto di colla e glicerina, per verniciare le rifiniture della carrozzeria delle automobili in modo da evitare possibili sbavature del colore.
Il primo nastro, però, aveva solo la colla ai bordi, perciò non restava ben attaccato alle auto; si racconta che un verniciatore, stanco dei test fallimentari del nastro che continuava a cadere a ogni applicazione, avesse urlato a Drew di riportarlo ai suoi capi “scozzesi”, definendoli in modo dispregiativo “Scotch”, cioè tirchi.
Anche se la 3M introdusse gli opportuni miglioramenti al nastro adesivo, il soprannome di “Scotch” aderì perfettamente all’invenzione di Drew, divenendo un marchio e giungendo a guadagnarsi perfino un posto al MoMA di New York (Museum of Modern Art) nella rassegna “Capolavori umili”, a testimonianza dell’ingegno e della creatività dell’uomo nella produzione di oggetti di uso quotidiano.

