Dal 19 al 22 luglio 2001, a Genova si è compiuta quella Amnesty International ha definito “la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la Seconda guerra mondiale”. Quattro giorni passati alla storia come un tripudio di violenza e sospensione della democrazia in Europa.
Cosa successe al G8
Nel 2001 si tenne a Genova il G8, il vertice che univa otto governi più ricchi del mondo: Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Russia, Stati Uniti e rappresentanti dell’Unione europea. Si riunirono per discutere di misure volte a sostenere i Paesi più poveri, commercio ed investimenti sociali. Insomma, sul futuro assetto politico del mondo.
Il 19 luglio scoppia la protesta nelle strade. Movimenti internazionali (organizzazioni non governative, gruppi pacifisti, sindacati, associazioni) si muovono da tutto il mondo per manifestare contro il modello di sviluppo economico dietro la globalizzazione. L’intenzione era quella di protestare in modo pacifico, ma di lì a poco vi fu l’incursione di gruppi dediti al vandalismo e alla guerriglia urbana, denominati Black bloc. Giunte sul posto, le forze di polizia intervennero con maggiore forza, dando vita ad azioni di violenza verso manifestanti politici, giornalisti, medici, ragazzi che imploravano pietà. Gli scontri, tra lacrimogeni e manganellate – ripresi dalle telecamere di sorveglianza – si fecero sempre più sconvolgenti. Fino a toccare il culmine con la morte di Carlo Giuliani, un ragazzo di 23 anni, ucciso da un proiettile. Poi, con il massacro avvenuto nella Scuola Diaz, dove lo stato di diritto fu sospeso. I quali reati, dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, sono stati giudicati inammissibili perché nessuno può essere sottoposto a tortura.
In occasione del ventennale, lo scopo è far conoscere alle nuove generazioni cosa si consumò in quelle strade, edifici, caserme. Testimonianze, libri, fotografie fanno luce su uno dei momenti più drammatici della nostra storia recente. Colpe, reati, ricostruzioni riportate a galla per chi non c’era. Per non dimenticare.

