Chi non conosce Barbie, protagonista dei giochi dell’infanzia?
Prima che divenisse la nota bambola chiamata Barbie, un personaggio di nome Lilli apparve per la prima volta su una striscia di fumetti di un quotidiano tedesco il 24 giugno 1952. Lilli, pochi anni dopo, divenne una bambola di plastica per una campagna pubblicitaria. Nel 1958 Ruth Handler, imprenditrice statunitense, vide Lilli in una vetrina di Lucerna, intuì le sue potenzialità di vendita come bambola dalle fattezze adulte e ne acquistò i diritti mondiali per la produzione. L’anno seguente la Mattel, importante azienda di giocattoli statunitense, presentò Barbie, le cui forme rappresentavano l’ideale di donna degli anni Cinquanta, alla fiera del giocattolo di New York. Da quel momento la tipizzazione fisica di Barbie, i suoi abiti e accessori, le sue possibilità professionali, i suoi parenti, amici e animali sono cambiati con l’evoluzione delle mode, permettendo a bambine e bambini di realizzare tanti giochi di ruolo, imitando il mondo degli adulti. Negli anni Sessanta la bambola fu affiancata da nuovi personaggi: il fidanzato Ken, la sorellina Skipper, l’amica del cuore Midge, la prima Barbie di colore e la prima Barbie astronauta.
Anche se nel corso degli anni non sono mancati i detrattori della bambola, accusata di rappresentare con le sue curve e i suoi capelli biondi un modello stereotipato del genere femminile, la fortuna di Barbie sembra destinata a durare con milioni di esemplari venduti in tutto il mondo.
Recentemente, grazie al progetto “Barbie in town”, ideato da due giovani collezionisti, Gabriele Del Buono e Pietro Milella, la popolare bambola è diventata sui social la testimone delle bellezze del nostro Paese per valorizzarne il patrimonio culturale regionale.
Ilaria Lembo

