Il 23 settembre scorso studenti e giovani italiani che aderiscono al “Fridays for future”, il movimento lanciato da Greta Thunberg per la lotta contro il climate change, hanno sfilato in cortei in tutto il Paese in occasione dello sciopero globale per il clima.
Sono passati solo pochi anni da quando fu realizzato il primo grande sciopero per il clima a livello mondiale. Il 30 novembre 2018, infatti, migliaia di studenti australiani scesero in strada, seguendo l’esempio di Greta. La protesta si diffuse poi in molti altri Paesi, giungendo alla manifestazione globale del 15 marzo 2019, quando 1,6 milioni di persone nel mondo manifestarono contro l’indifferenza della politica nei confronti della crisi climatica. In Italia, Stato europeo con più partecipanti allo sciopero globale del marzo 2019, è cresciuta la partecipazione della società civile agli “scioperi scolastici” per il clima: i rischi del cambiamento climatico sono ormai avvertiti come una questione di responsabilità intergenerazionale; ne consegue la necessità che tutti si adoperino per convincere i governi mondiali ad abbandonare l’attuale modello di sviluppo, giudicato insostenibile per la salute del pianeta.
Dopo il fallimento dei più importanti accordi sul clima dell’ultimo ventennio, il Protocollo di Kyoto del 1997 e l’Accordo di Parigi del 2015, che avevano l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 e il riscaldamento globale, l’azione politica per la difesa dell’ambiente è stata rilanciata dall’Onu con la sua “Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”, recepita dall’Unione europea, impegnata adesso nella sfida di realizzare una progressiva transizione verso un’economia green e circolare.
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