Gli anni Ottanta in Italia furono segnati dal dilagare della corruzione e della malavita organizzata. Nel 1982 il governo presieduto da Giovanni Spadolini nominò il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa prefetto di Palermo per combattere le organizzazioni di mafia.
Dalla Chiesa, originario del Piemonte, aveva combattuto nella Resistenza e aveva fatto carriera nell’Arma dei Carabinieri, distinguendosi nella lotta al terrorismo, riuscendo a smantellare molte cellule delle Brigate rosse.
Le indagini condotte da Dalla Chiesa a Palermo evidenziarono come la mafia fosse radicata nei livelli istituzionali, oltre che nel mondo dell’economia e della finanza. Il generale, però, non ebbe modo di proseguire il proprio lavoro: fu ucciso dalla mafia la sera del 3 settembre 1982 in via Carini insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro, alla guida dell’auto, e all’agente di scorta Domenico Russo, a seguito di una raffica di colpi esplosi da un kalashnikov.
La morte di Dalla Chiesa seminò dubbi sull’effettiva vicinanza dello Stato mostrata al generale nella lotta a Cosa Nostra: Dalla Chiesa si sentì abbandonato, con le mani legate.
Solo dopo questo ennesimo attentato mafioso, lo Stato varò la legge Rognoni-La Torre che riconosceva il reato di associazione di stampo mafioso e stabiliva il sequestro dei beni dei mafiosi.
di Ilaria Lembo

