Abbiamo imparato a conoscerlo con il tormentone “Alors on danse”. “E allora balliamo” è l’invito che il cantante e musicista belga, Stromae, rivolge al mondo. Numero uno in Francia, Olanda, Grecia, Germania, Austria, Svizzera, Danimarca e Belgio, finirà per coinvolgere anche l’Italia. Un cantato quasi rap, accompagnato dal violino, che elenca una serie di problemi, da quelli di cuore a quelli finanziari a quelli della fame nel mondo.
Paul Van Haver nasce a Bruxelles il 12 marzo 1985. Di origini ruandesi da parte di padre, comincia a interessarsi alla musica all’età di 12 anni, imparando a suonare la batteria. Nel 2000 sceglie lo pseudonimo di Opmaestro per cominciare la sua carriera nel mondo del rap, per poi cambiare nome in Stromae (inversione sillabica di “maestro”). Lavora per un anno in un fast food per potersi pagare gli studi musicali e presso la radio NRJ. Lì viene finalmente notato dal produttore Vincent Verbelen che gli permette di firmare un contratto con Mercury/Universal. Il singolo “Alors on danse” è numero uno nelle classifiche di mezza Europa, poi sarà premiato come migliore artista belga agli MTV Europe.
Stromae si era allontanato dalla scena musicale, ma con il suo ultimo album Multitude rompe il silenzio sul tema del suicidio, parlando apertamente dell’insistenza di quel pensiero nella mente di un uomo, solo nella sua solitudine. La Moltitudine, nome che dà all’album, si riferisce alla compresenza di suoni e usanze internazionali, così come a tutti i ruoli umani che lui stesso ricopre. L’artista esplora sé stesso e la salute mentale, accantonando la vergogna. Ma mette in scena anche il dolore della gente comune, spesso dimenticata. Dichiarando così che anche un uomo depresso, infelice, emarginato e solo possiede un mondo di risorse.

