di Aurora Vannucci
Era la prima volta che li vedevo. Ne avevo sentito parlare, eccome se ne avevo sentito parlare.
Mio padre, il sindaco di San Bibbone, paesone montano, li definiva spesso come un problema.
Parecchie volte si era preso la testa fra le mani, seduto nel suo studio, borbottando nervoso “Gli
ucraini, gli ucraini… mi fa piacere accoglierli, ma dove li metto tutti?”
Dalla finestra della mia camera non li scorgevo, e nemmeno dai finestroni della mia scuola
elementare. Avevo dovuto prendere una strada disagiata e finire fuori dal paese, davanti al vecchio residence in disuso Il Bucaneve, per incontrarli. Mi ero avvicinata alla finestra con prudenza, avevo capito che quello che avevo davanti era qualcosa a cui non avrei assistito tutti i giorni.
Mi ero chinata e avevo spiato all’interno: c’erano cinque donne e due uomini che dialogavano
animatamente in una lingua che non ricordavo di avere mai sentito prima, tre bambini a terra che giocavano con delle bottiglie e un ragazzino seduto su un letto che fissava sgomento gli adulti in tensione. Così tanta gente in una stanza così piccola non l’avevo mai vista!
Non capivo nulla della loro conversazione, eppure ero affascinata da quei suoni così nuovi per
me…
A un certo punto mi accorsi che i due occhi enormi azzurri del giovane seduto mi stavano fissando attoniti. Strillò qualcosa indicando nella mia direzione ma fui veloce a fuggire, fortuna che facevo atletica e agli scatti ero abituata!
Quindi gli ucraini erano loro. Ma dovevano essercene altri, molti altri, altrimenti quale poteva
essere il problema di cui parlava mio padre?
Dopo essermi allontanata, ripresi fiato e tornai a camminare riflettendo. Certo che ospitare tante
persone in un vecchio residence con soli tre appartamentini…
Perché qualcuno non poteva occuparsi di ristrutturare il vecchio paese abbandonato sopra la
montagna e ospitare lì tutti i profughi? Anche loro avrebbero dato una mano, piuttosto che rimanere a discutere in venti metri quadri! E magari costruire lì vicino anche un nuovo parco, quello di San Bibbone è stato vandalizzato e mai più risistemato! Quando provavo ad accennarlo a mio padre, lui rispondeva sempre sospirando: “Martina, ci sono lavori più importanti da fare!”
Già, lavori più importanti. Come il Maximegaiper Centro Commerciale Universo che aveva deciso
di costruire vicino alla mia scuola, così: “I nostri concittadini non dovranno più scendere a valle per fare la spesa”.
E quando mi azzardavo a chiedere “Perché così vicino al mio istituto? Noi bambini non abbiamo
soldi, certamente non andiamo a fare la spesa!” lui si rimetteva a leggere fogli, guardare computer, studiare regolamenti.
Uffa! Perché mio papà non mi ascoltava mai?

