Tanto, tanto tempo fa, quando i nostri antenati vivevano in un mondo molto diverso, i Romani costruirono una strada lunghissima.
Era così lunga che partiva da una città chiamata Capua e arrivava fino in fondo all’Italia, a Reggio Calabria, vicino al mare blu.
Questa strada si chiamava via Popilia.
Era come un’autostrada antica, dove camminavano soldati, viaggiatori, animali e carretti pieni di cose buone da vendere.
A un certo punto, la strada passava in un posto bellissimo, circondato da montagne verdi e fiumi freschi: il Vallo di Diano!
Qui c’erano tanti piccoli paesi, la strada romana li attraversava uno dopo l’altro, come un serpente di pietra.
I Romani avevano costruito delle stazioni, che erano come le nostre aree di servizio.
Le persone si fermavano lì per riposare, bere, mangiare e far bere i cavalli.
Alcuni di questi luoghi si chiamavano Atina (oggi è Atena Lucana), Consilinum (oggi Padula) e Marcellianum, che era tra Padula e Sala Consilina.
Un insediamento urbano molto importante nel Vallo di Diano, lungo la Via Popilia, si chiamava Forum Popilii: oggi corrisponde all’attuale paese di Polla!
A Polla, gli archeologi — che sono persone che cercano oggetti del passato — hanno trovato una pietra speciale.
È una lapide romana, e sopra c’è scritto in latino (una lingua molto antica) il racconto di un uomo che costruì la strada.
Questa pietra si chiama Lapis Pollae, ed è come una lettera lasciata dai Romani per dirci: “Ehi, questa strada l’abbiamo fatta noi, per viaggiare, aiutare le persone e unire le città!“
È un pò come se un nonno ci raccontasse una storia molto, molto antica.
Ma i Romani erano furbi!
A volte, invece di seguire la strada principale, prendevano sentieri nascosti tra gli alberi.
Uno di questi si chiamava la “Trazzera degli stranieri“.
Era un percorso misterioso che passava in mezzo ai boschi, vicino a un luogo magico chiamato Monte Pruno, dove oggi si possono ancora vedere i resti di antiche casette e vecchie mura di pietra.
Forse, camminando lì, qualcuno sentiva il rumore degli zoccoli dei muli o il profumo del pane cotto dai viandanti.
Anche se sono passati più di duemila anni, la Via Popilia non è scomparsa.
Alcuni pezzi sono ancora lì, nascosti tra l’erba o sotto la terra.
E se passeggiamo con attenzione, possiamo ancora vederla e immaginare le storie di chi la percorreva.
Era una strada che univa persone lontane.
E oggi può ancora unire noi, se impariamo a conoscerla, a proteggerla e a raccontarla.

