Il riccio marino è un frutto che vive su scogli e fondali rocciosi. Sono organismi marini invertebrati, appartenenti alla classe Echinoidea per la presenza di aculei. Ne esistono circa 950 tipologie ma solo alcuni di questi si possono portare in tavola per insaporire i piatti estivi.
I ricci di mare hanno una forma rotonda e sono protetti da un guscio duro, ricoperto da più di un migliaio di spine. Gli aculei svolgono una funzione importantissima: permettono loro di spostarsi lungo le pareti di roccia e nei fondali e di proteggersi dalla caccia dell’uomo. La pesca negli anni si è fatta sempre più intensiva per via della preziosità di questo frutto. Tant’è che in Puglia è stato votato un provvedimento che vieta per tre anni la pesca e la commercializzazione dei ricci di mare perché a rischio estinzione.
Dagli Stati Uniti ai Caraibi, invece, è stata notata una moria di questa specie. Il killer sarebbe un microscopico parassita unicellulare. I ricci di mare dalla spina lunga (Diadema antillarum) colpiti dal parassita perdono le spine e soccombono alla malattia. Lo ha scoperto un team di ricerca internazionale dell’Università of South Florida (USF) di Tampa.
Si tratta del philaster apodigitiformi, organismo unicellulare già coinvolto in altri eventi di moria marina. Mettendo l’organismo in vasche con ricci sani e cresciuti in laboratorio, i ricercatori hanno constatato che circa il 60% del campione moriva con gli stessi sintomi esibiti nell’ambiente marino. Un fenomeno simile si era verificato all’inizio degli anni ’80. Il colpevole di quell’evento rimane ancora un mistero. Ma gli scienziati individuano somiglianze tra i due eventi. Sebbene sia stato identificato, non esiste ancora un metodo noto né per eliminare il parassita né per proteggere i ricci di mare. Tuttavia, gli scienziati confidano in ulteriori ricerche.

