Dmitry Muratov, giornalista russo, ha venduto all’asta il suo premio Nobel per la pace per aiutare l’Ucraina. Insignito della medaglia d’oro nell’ottobre 2021, è stata battuta all’asta a New York a 103 milioni di dollari. Ad acquistarla un anonimo. Il ricavato andrà tutto all’Unicef per aiutare i bambini sfollati a causa della guerra in Ucraina.
Ecco il discorso pronunciato alla consegna del premio: «Il mondo è in mano alle dittature. Abbiamo l’illusione che il progresso possa essere raggiunto attraverso la tecnologia e la violenza, non attraverso i diritti umani e la libertà. Senza libertà esiste un progresso? Le dittature hanno amplificato l’accesso alla violenza, i poteri statali promuovono l’idea di guerra, il marketing della guerra colpisce le persone, convincendole che la guerra sia accettabile. Le ideologie oggi promuovono l’idea di morire per il proprio Paese e non di vivere per il proprio Paese».
Muratov ha contribuito a fondare il quotidiano russo indipendente Novaya Gazeta. Era il caporedattore della pubblicazione quando è stata chiusa a marzo a causa della repressione del Cremlino nei confronti dei giornalisti. Durante la direzione del suo giornale, tanti i giornalisti morti per mano dei potenti perché difendevano la libertà di parola, tra cui Anna Politkovskaya, nel 2006, giornalista investigativa, assassinata a Mosca per aver denunciato l’orrore della guerra in Cecenia. Ricordiamo anche altri reporter, quali Igor Domnikov nel Duemila; Viktor Popkov l’anno dopo; Yury Shchekochikhin nel 2003; Anastasia Baburova e Natalia Estemirova nel 2009.

