Al museo Grévin delle cere a Parigi non ci sarà più la statua di Vladimir Putin. È stata ritirata, messa in soffitta, dopo l’invasione della Russia all’Ucraina. Una decisione senza precedenti per l’istituzione storica francese, frequentata da tanti turisti.
Putin finisce chiuso in una cassa in parte per problemi di sicurezza, dopo qualche telefonata minatoria. La statua era già stata danneggiata nel 2014 a randellate da un’attivista femen. Ma ci sono anche motivazioni etiche: “Non abbiamo mai rappresentato dittatori come Hitler e non abbiamo voglia di rappresentare Putin oggi” – dice il direttore generale del museo Yves Delhommeau.
Adesso c’è un posto in più nella galleria dedicata ai grandi personaggi, fra Joe Biden, Elisabetta II, Xi Jinping e Justin Trudeau. “Magari ci metteremo il presidente Zelensky e potremmo rappresentare l’Ucraina che si batte eroicamente contro una dittatura, perché no”.
Qualcuno però non è d’accordo e dice, tutta retorica: “Putin, anche se non siamo d’accordo con lui, esiste e deve essere rappresentato. Toglierlo certo non risolve nulla dei problemi della guerra, al contrario farlo vedere permette di capire”.

