Tra i temi più caldi di inizio anno c’è la guerra tra Russia e Ucraina. Le tensioni tra i due paesi vanno avanti da anni dopo la svolta filoeuropeista dell’Ucraina nel 2014. A novembre 2021, la Russia ha ammassato soldati, 100mila circa, al confine ucraino. Perché? Proviamo a fare un passo indietro.
Il 1949 venne stipulato il Patto Atlantico tra Stati Uniti e 11 paesi occidentali, che prevedeva l’istituzione della Nato (Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico) un organismo militare con lo scopo di scoraggiare ogni aggressione da parte dell’URSS. In risposta a questo, nacque il Patto di Varsavia, un trattato che prevedeva la cooperazione tra URSS e paesi dell’Est Europa. Tra questi due organismi rivali, vi erano gli “Stati cuscinetto” (paesi satelliti della Russia) e quindi per la Nato sarebbe stato meno immediato invadere la Russia. Caduta l’Unione Sovietica (1990 si è sciolto il Patto di Varsavia), tutti questi Paesi sono stati inglobati nella Nato e quindi la Russia teme la sua incombenza.
E l’Ucraina? È uno stato indipendente dal 1991, anno dello scioglimento dell’Unione Sovietica. Culturalmente e socialmente molto vicina alla Russia, per lungo tempo ha mantenuto ottimi rapporti con Mosca, ma con l’avvento del nuovo secolo il rapporto si è deteriorato. Nel 2004 le elezioni presidenziali tra il candidato filorusso Viktor Janukovyč (prometteva una vicinanza all’Ue) e l’oppositore filo-occidentale Viktor Juščenko portarono alla vittoria del primo, ma migliaia di persone riempirono le piazze per denunciare brogli. Venne chiamata la rivoluzione arancione e la Corte suprema le diede ragione, invalidando i risultati e proclamando un nuovo voto, che vide la vittoria di Juščenko.
Ma cosa accadrebbe se l’Ucraina chiedesse di entrare nella Nato? Mosca si ritroverebbe la Nato vicina e quindi sarebbe attaccabile da ogni fronte. Il presidente russo Vladimir Putin – dal momento in cui l’Ucraina ha mostrato interesse verso l’Occidente – ha assunto un atteggiamento più aggressivo, minacciando di attaccare Kiev, appunto la capitale dell’Ucraina.
I Paesi occidentali sono preoccupati perché potrebbe aprirsi un nuovo conflitto con il loro coinvolgimento. Temono che Mosca voglia invadere il suo vicino per affermare la sua influenza. Da Mosca accusano la Nato di stare allargando sempre più i confini sugli “stati cuscinetto” della Russia, con tanto di addestramento militare delle forze locali e piani di adesione all’alleanza atlantica. La Nato da anni sostiene economicamente, militarmente e diplomaticamente l’Ucraina. Perciò, Nato e USA hanno avvertito Mosca che reagiranno in caso di invasione: “Mosca pagherà un caro prezzo (e quindi sanzioni economiche) in caso di invasione dell’Ucraina” – ha avvertito il presidente americano Joe Biden.
L’obiettivo della Russia? Non è chiaro, possiamo solo ipotizzare: conquistare territori contesi, rovesciare il governo nemico ucraino o mandare un messaggio all’Occidente.
E l’Unione europea? Bruxelles è al fianco dell’Ucraina, fornendo da anni aiuti economici. Perché? Ha un’importanza strategica per l’Europa: da Kiev passa oltre il 37% del gas naturale diretto dalla Russia verso Occidente. Dal 2014 sono stati stanziati circa 17 miliardi di euro sia a sostegno della resilienza del Paese che della sua modernizzazione, ma anche per combattere il Covid-19. Per di più, per rispondere alle minacce della Russia, ha varato un nuovo pacchetto di aiuti finanziari. Nel Mar Baltico Stati Uniti, Danimarca, Spagna e Francia organizzano la propria difesa. È entrata in scena anche la Gran Bretagna, annunciando di voler ritirare alcuni diplomatici e dipendenti dalla sua ambasciata a Kiev. La Germania invita alla cautela per non infiammare ulteriormente gli animi e per cercare una soluzione.

