Il 20 novembre 2021, il Portogallo ha abbandonato il carbone, chiudendo l’ultima centrale termoelettrica. Già da tempo, il governo portoghese aveva annunciato la chiusura dell’impianto di Pego alimentato a carbone, nel comune di Abrantes, a 150 chilometri da Lisbona. La produzione di energia elettrica da carbone in Portogallo è così terminata.
Il Portogallo diventa il quarto paese in Europa ad abbandonare il carbone (dopo Belgio, Austria e Svezia) pur non essendo autonomo dal punto di vista della produzione di energia elettrica. Infatti, il governo ha annunciato che il fabbisogno interno sarà coperto da una quota crescente di energie rinnovabili e dal gas. Inoltre, verrà acquistata energia dall’estero, in particolare da Spagna, Francia e Germania.
Perché via via gli Stati scelgono di eliminarlo? Il carbone è un combustibile fossile, altamente inquinante una volta bruciato. Semplice da estrarre, viene usato per la produzione di energia elettrica e in diversi processi industriali che necessitano di centrali termiche. Gli effetti nocivi provocati dall’anidride carbonica – una volta che circola liberamente nell’aria che respiriamo – colpiscono l’ambiente e la salute umana. Dal punto di vista ambientale, la CO2 provoca il famoso “effetto serra”, che causa, a sua volta, il riscaldamento globale; negli esseri umani provoca conseguenze (ai polmoni per esempio) se ci si espone alle sue polveri.

