Il Parco si può visitare con piacevoli escursioni a piedi, in mountain bike, a cavallo o, in inverno, con gli sci da escursionismo e le ciaspole, lungo i circa 600 chilometri della rete sentieristica. Oltre ai percorsi trekking più impegnativi sono presenti nel territorio del Parco 9 Sentieri Natura, brevi itinerari situati in zone facilmente accessibili, la cui caratteristica principale è di essere predisposti per mostrare le particolarità che si incontrano lungo il cammino, e che potrebbero facilmente sfuggire ai visitatori meno attenti o meno preparati. Inoltre a Campigna e a Badia Prataglia sono stati allestiti due “Sentieri per tutti… i sensi” accessibili a tutti.
Senza voler indagare la storia più remota, che ha comunque lasciato tracce importanti sul territorio – si pensi ai primi insediamenti etruschi, di cui il «Lago degli Idoli» costituisce il più importante sito archeologico del nostro Appennino o, in epoca medievale, alle vie percorse dai pellegrini – specialmente tedeschi – che attraversavano il crinale per il Passo Serra, per il Casentino e poi per Roma – possiamo comunque dire che una buona parte del territorio del parco è stato sottoposto a gestioni unitarie di lunga durata, il che ha costituito probabilmente la fortuna delle nostre foreste. Terminata l’epoca feudale, con alcune grandi famiglie comitali come i Guidi, e la presenza di forti entità religiose e amministrative come Camaldoli, in seguito alle numerose vicende storiche che sconvolsero l’Italia intera fu la volta del dominio fiorentino, la Repubblica e la Signoria che gestirono in modo lungimirante, attraverso la laica Opera del Duomo di Firenze, fino ad arrivare all’epoca granducale e alla costituzione del Regno d’Italia, durante il quale anche il versante romagnolo del parco continuò ad essere parte della Toscana. Questo lembo di Appennino ha colpito e suggestionato nei secoli santi (Ellero, Romualdo, Francesco e Pier Damiani ne fecero il loro luogo di meditazione), scrittori, pittori e artisti in genere. Tra i più illustri visitatori che il parco annovera c’è senz’altro Dante, il quale rimase particolarmente colpito dalla cascata dell’Acquacheta che celebrò in un canto dell’Inferno. In epoca moderna Dino Campana, una voce originale nella poesia del ‘900, ha raccontato nei «Canti orfici» il suo viaggio a piedi da Marradi a La Verna. Tanti sono stati anche i pittori (da Mazzuoli e Fedi, autori di splendide vedute settecentesche, a Marchini, Lega fino ad alcuni illustri contemporanei) che hanno ritratto le nostre foreste, così come i viaggiatori stranieri che, in epoche in cui il viaggio era considerato un’esperienza di vita irrinunciabile, si sono innamorati del Casentino e delle sue ricchezze artistiche e storiche, delle foreste e degli eremi che vi sono incastonati, della maestosità del paesaggio.
Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona, Campigna copre un’area di circa 36.000 ha, equamente divisa fra l’Emilia Romagna e la Toscana, comprendente territori delle province di Forlì-Cesena, Arezzo e Firenze. Si estende lungo la dorsale appenninica tosco-romagnola, scendendo ripidamente lungo le vallate parallele del versante romagnolo e in maniera più graduale nel versante toscano, che si presenta con pendii più dolci, fino all’ampio fondovalle formato dall’Arno. Nel versante romagnolo sono compresi territori dei comuni di Bagno di Romagna, Santa Sofia, Premilcuore, Portico-San Benedetto e Tredozio. Nel versante toscano dei comuni casentinesi di Poppi, Bibbiena, Chiusi della Verna, Pratovecchio Stia e, infine, di quelli mugellani di San Godenzo e Londa.

