Gaetano Scirea è nato in provincia di Milano, a Cernusco sul Naviglio, il 25 maggio 1953. Comincia a giocare a Cinisello Balsamo prima di mettersi in evidenza con l’Atalanta e trasferirsi a Torino. Dove diventa uno degli uomini-simbolo della Juventus di Trapattoni e dell’Italia di Bearzot campione del mondo in Spagna nel 1982. Muore in un incidente stradale, al ritorno da un viaggio in Polonia dove era andato a osservare gli avversari che la Juve avrebbe incontrato in Coppa UEFA. È considerato uno dei migliori “liberi” della storia del calcio, corretto, elegante, signorile, con il portiere Zoff e i difensori Gentile e Cabrini ha vinto 7 scudetti, 2 Coppe Italia e tutte le più importanti competizioni UEFA per club.
Quando venne ufficializzato il passaggio dall’Atalanta alla Juventus, fu il patron della Dea, Bortolotti, a volerlo presentare di persona a Boniperti. Non succedeva mai nulla di simile nelle trattative di mercato tra giocatori e società, ma in Gaetano Scirea c’erano pregi sportivi e umani unici e rari che non potevano meritare altra accoglienza.
È stato il calciatore elegante della sua Juventus e poi dell’Italia, l’uomo capace di inserirsi al momento giusto non solo per portare avanti il gioco, ma anche per togliere la palla all’avversario senza commettere fallo, in un misto di classe e tempismo che sembrava quasi stridere con l’agonismo del rettangolo di gioco.
Dolce, eppure determinato, anche con gli avversari più complicati. Al Sant’Elia di Cagliari, nel 1972, si imbatte in Gigi Riva, fermando il cannoniere in uno 0 a 0 tra Cagliari e Atalanta. “Quel taciturno lì ne farà di strada”, commentò a fine partita Riva. E infatti fu proprio da una sua intuizione a Madrid, contro la Germania Ovest, che si portò a compimento una delle pagine più osannate del nostro calcio: la finale del mondiale ’82 vinta 3-1 contro la Germania Ovest in cui l’asse Scirea, Bergomi, Tardelli porta al gol del raddoppio di quest’ultimo che esegue quella che è senza dubbio una delle esultanze più iconiche della storia del calcio. L’urlo di Tardelli non è stato e non sarà mai l’urlo di un calciatore felice del gol segnato, ma l’urlo di un’intera nazione.
Dal senso di gioco di Gaetano Scirea ha preso forma la moderna concezione del ruolo del libero. Un rivoluzionario del calcio dotato di un senso tattico tale da passare quasi inosservato, ma fondamentale per l’assetto della squadra. Con la lealtà, la passione e la correttezza di un galantuomo che in che in più di 700 partite non ha mai subito una sola espulsione.
Andrea Della Rocca

