Il suolo che calpestiamo ogni giorno è in pericolo. Secondo la FAO un terzo di quello del mondo è oggi degradato e colpito da processi di salinizzazione, compattazione, acidificazione e deperimento dei nutrienti.
Purtroppo si tratta di una risorsa non rinnovabile: per formarne uno strato di soli 10 centimetri ci vogliono duemila anni. Ecco perché è importante preservarlo dal depauperamento e dalla degradazione causati da vari fattori: il cambiamento climatico, l’inquinamento, le piogge acide, la deforestazione, le colture intensive e la cementificazione. In Italia più del 4% del territorio è sterile e oltre il 21% è considerato a rischio desertificazione. Eppure il suolo sano e fertile è vita…tutti i terreni fertili del pianeta infatti potrebbero assorbire ogni anno 0,7 miliardi di tonnellate di carbonio l’equivalente di tutte le emissioni prodotte dall’utilizzo dei combustibili fossili nell’intera Unione Europea.
Ma allora cosa è possibile fare per ridare ‘vita’ al suolo?
Tanti gli interventi che dovrebbero essere messi in atto, ma uno fra questi è alla portata di ciascuno: fare correttamente la raccolta dell’umido. Tuttavia due terzi dei rifiuti organici urbani nell’Unione europea vengono ancora inviati in discarica. L’Italia sta un po’ meglio, con un riciclo intorno al 50%.
Dove lo butto?
In casa possiamo quindi già compiere dei gesti semplici per porre un freno al depauperamento del suolo e contribuire alla sua rigenerazione. Alcuni accorgimenti possono tornare utili: i tovaglioli di carta puliti possono essere messi nel contenitore della carta, ma se sono sporchi vanno messi nell’umido. Nell’umido vanno gettati anche i capelli o i peli degli animali domestici così come i fiori appassiti e i prodotti in sughero e naturalmente gli scarti alimentari. C’è un altro materiale però che deve essere differenziato nell’umido: la bioplastica.
Come si smaltisce la bioplastica?
Le materie prime degli imballaggi in bioplastica derivano da materiali compostabili come cellulosa e mais. Un errore quindi gettarli nella plastica o peggio direttamente nell’ambiente. Vanno gettati invece nell’umido, così da poter poi essere trattati e trasformati in compost, il fertilizzante naturale che può restituire sostanza organica al suolo. La bioplastica è una rivoluzione per il settore dei rifiuti. Finora però sono stati usati imballaggi compostabili, al posto della tradizionale plastica, solo per pochi alimenti da conservare in frigo. Per la pasta, gli snack e comunque per tutti i prodotti che devono ‘vivere’ sugli scaffali anche per alcuni mesi in perfetto stato di conservazione, l’incarto di origine naturale è una novità assoluta. A cimentarsi per prima con questa sfida è stata Misura che ha convertito il packaging di sette delle sue linee di prodotto in confezioni composte al 100% da materiali compostabili.

