Google sta spingendo i consumatori europei ad accettare opzioni invadenti dei dati al momento della creazione di un account. È quanto sostiene l’Organizzazione europea dei consumatori (BEUC) che ha pubblicato un rapporto in cui accusa il colosso statunitense.
Secondo la legge europea sulla protezione dei dati (GDPR) le aziende dovrebbero offrire agli utenti l’opzione più semplice e protettiva per impostazione predefinita. E questo è quello che Google non sta facendo.
Quando un utente crea un account, in genere, desidera ultimare questo processo nel più breve tempo possibile. Perciò clicca sull’opzione più rapida e conferma anche senza leggere con attenzione. In questo modo dà a Google il permesso di monitorare tutto ciò che si fa sui servizi Google e tutto ciò che si fa sui siti web e sulle app che utilizzano i servizi Google.
Dieci associazioni europee dei consumatori hanno presentato un reclamo contro Google. Perché? Sostengono che il linguaggio utilizzato da Google sia “poco chiaro, incompleto e fuorviante”. E che l’obiettivo di Google sia ottenere dati dai cittadini per continuare a far crescere il proprio business.
Ora sarà l’autorità irlandese per i dati – dato che l’Irlanda è il Paese in cui Google ha sede in Europa – a occuparsi del caso.
Finora, il colosso Usa ha ricevuto diverse multe per problemi di privacy. All’inizio del 2022, ne ha ricevuta una da 150 milioni di euro per le complicazioni nel rifiuto dei cookie e nel 2019 ha avuta un’altra multa di 50 milioni di euro per il modo in cui ha richiesto il consenso agli utenti.

