Rossetto rosso, turbante, capelli raccolti. È ricordata così Simone de Beauvoir. Scrittrice, saggista, filosofa e insegnante, che a 19 anni, nel suo diario scrive: “Non voglio in vita mia obbedire a nessun altro che a me stessa”. Di lì a poco diventerà la principale esponente del femminismo contemporaneo, sebbene non amasse tale definizione.
Simone nacque a Parigi nel 1908 e qui vi morì nel 1986. Compì gli studi letterari e filosofici alla Sorbona, dove nel 1929 incontrò Jean-Paul Sartre, intellettuale del ‘900 ed esponente dell’esistenzialismo, con cui ebbe una tumultuosa storia d’amore. Produsse molti romanzi, autobiografie e saggi filosofici. Sin da piccola sente di non essere portata per il matrimonio, la casa e la cura dei figli come molte donne aspiravano nella Parigi degli anni ’20. Lei vuole studiare, scrivere, diventare qualcuno: «[…] ora pensavo che la letteratura mi avrebbe permesso di realizzare questo desiderio. Essa m’avrebbe assicurato un’immortalità che avrebbe compensato l’eternità perduta; non c’era più un Dio che mi amava, ma io avrei bruciato in milioni di cuori».
Nell’autobiografia Memorie d’una ragazza perbene, pubblicata nel 1958 – manifesto d’emancipazione femminile nonché finestra sui cambiamenti del Novecento – racconta la sua infanzia e la sua educazione cattolica impartitale dalla madre e dall’istituto dove andava a scuola; di come si è avvicinata a Dio e come se ne è allontanata. La sua aspirazione, quella di insegnare, costellata di successi e di momenti di noia e sconforto, proprio come ogni adolescente. Infine, la scelta della facoltà da frequentare, filosofia e lettere, sino all’incontro con il gruppo di Sartre, presso Café de Flore nel quartiere di Saint-Germain-des-Prés, celebre caffè letterario.
Ma è ne Il secondo sesso, 1949, che la de Beauvoir offre una dettagliata analisi della condizione della donna, vista dalla prospettiva maschile. Con provocazione denuncia la disparità di genere; esamina la dipendenza e l’inferiorità delle donne nei confronti del potere maschile. In questo modo sfida la società contemporanea a liberarsi di una condizione non poi così lontana dal vassallaggio medievale, auspicando una piena indipendenza di entrambi i sessi attraverso il lavoro, la stabilità economica e il diritto inalienabile all’autodeterminazione. Tra l’altro, stipulerà un contratto con Sartre: non ingabbiarsi nella consuetudine sociale, che se da un lato provoca sgomento in una parte della società perbenista; dall’altro ottiene l’ammirazione di chi dopo la Seconda guerra mondiale avverte la necessità di un cambiamento epocale.
Entrambi i filosofi si batteranno per l’affermazione di una coscienza femminile: la donna ha il diritto di prendere in autonomia le decisioni che riguardano il proprio corpo, la propria vita e il proprio futuro, liberandosi dalle ingiuste costrizioni della morale religiosa e borghese. Si batterà sull’idea che anche la condizione più penalizzante e ingiusta è frutto delle nostre scelte – che poi con il tempo si è visto che dipendono anche da una serie di condizionamenti storici e culturali. La libertà è il presupposto della nostra esistenza. Quando qualcuno vuole farci credere che le cose devono restare così come sono, sta solo tentando di ostacolare la nostra esistenza. Perciò, scegliamo sempre di non arrenderci a condizioni che sembrano già tracciate. Cerchiamo di partecipare al cambiamento del mondo, tutti, non solo le donne. Perché tutti possiamo esprimerci attraverso la libertà.

