Sono 300mila le persone in fuga dalla guerra in Ucraina già arrivati sul territorio dell’Unione Europea, secondo la Commissione UE. Un’emergenza umanitaria a cui i 27 rispondono ipotizzando il ripristino di una direttiva del 2001, la cosiddetta “protezione umanitaria”, che autorizza soggiorno e lavoro nell’Unione per un periodo di tre anni.
“Per quanto riguarda la situazione umanitaria nel suo complesso – ha detto il Commissario europeo per le emergenze, Janez Lenarcic -al momento si stima che nel peggiore dei casi dall’Ucraina possano arrivare 7 milioni di profughi. Se l’aggressione russa prosegue, tutte queste persone si troveranno ad avere urgente bisogno di sostegno di assistenza umanitaria“.
Sollecitata dal Belgio, l’ipotesi di ricorrere a un’autorizzazione temporanea di soggiorno e lavoro è stata approvata domenica, in linea di principio, da buona parte dei ministri degli interni dei paesi UE. Istituito per rispondere alla crisi nella ex Yugoslavia, ma poi mai utilizzato, questo regime prevede una serie di misure, da adottare in caso di imponente afflusso di profughi, che non possono tornare nei loro Paesi, a causa di guerre, violenze, violazioni dei diritti umani. Introduce una protezione immediata e temporanea per gli sfollati. Le persone che godono di protezione temporanea hanno il diritto di esercitare attività di lavoro subordinato o autonomo; accedere all’istruzione per adulti, alla formazione professionale e a esperienze di lavoro; ottenere un alloggio adeguato; ottenere assistenza sociale, sostegno economico e cure mediche.
Chi ha meno di 18 anni ha diritto ad accedere all’istruzione alle stesse condizioni dei cittadini del Paese ospitante. Se alcuni membri della stessa famiglia hanno ottenuto protezione temporanea in diversi paesi dell’Ue, o se alcuni membri della famiglia non sono ancora nell’Ue, devono avere il diritto al ricongiungimento nello stesso paese dell’Ue.
La “protezione temporanea” potrebbe essere una soluzione. Tuttavia, se i profughi dovessero raggiungere un tale tasso di affluenza (si parla di 7milioni), ci si chiede già se l’Unione Europea sarà in grado di gestire flussi e accoglienza.

