Li vediamo correre da una parte all’altra, schivare le auto, sorpassare i passanti. Pioggia, vento o sole, non importa. Basta essere dotati di buone gambe, una bici o un motorino e consegnare quanti più ordini possibile. Si tratta dei rider, comunemente conosciuti come fattorini, ragazzi, ma anche over 40 che tramutano un ordine su Internet – di cibo, ma non solo – in una consegna a domicilio. Il loro datore di lavoro è un’applicazione online di food delivery, di consegna di cibo a domicilio. Deliveroo, Glovo, Uber Eats, Just Eat, solo per fare qualche nome di marchi che, grazie a questo esercito di lavoratori su due ruote, riescono a garantire, il più delle volte, consegne 24 ore su 24, anche a tarda notte.
Del rider si valutano affidabilità ed efficienza. Così con le famose stelle, con cui si attribuisce un punteggio a un servizio online, può guadagnarsi il primo posto in classifica. Finendo per avere l’appellativo di ‘imprenditore di sé stesso’ o lavoratore autonomo. Ma di fatto, è un lavoratore non tutelato e che può andare incontro a rischi (es. incidenti non coperti da tutele assicurative).
Il 9 dicembre, la Commissione europea ha approvato misure per migliorare la loro condizione. «Le piattaforme di lavoro digitali svolgono un ruolo importante nella nostra economia in quanto apportano innovazione, creano posti di lavoro e contribuiscono a soddisfare la domanda dei consumatori. Le persone sono al centro di questo modello imprenditoriale e hanno diritto a condizioni di lavoro dignitose e alla protezione sociale» ̶ lo ha dichiarato il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis. Una lista di criteri – livello di retribuzione, orario di lavoro, codice di abbigliamento – arrivata direttamente da Bruxelles per inquadrare i lavoratori della gig economy (modello di lavoro occasionale o temporaneo) come dipendenti e spingere la loro assunzione.

