In futuro, sempre più, i nostri vestiti verranno realizzati con fibre da scarti e rifiuti dell’industria agroindustriale come arance, banane e soia. Utilizzeremo accessori prodotti con “eco-pelli” vegane, ma anche sostenibili, come quelle derivate dalle vinacce (scarto dell’industria vinicola), dalle foglie di ananas, dagli scarti di mele, funghi e fichi d’india. I bottoni potranno essere realizzati con gli scarti delle patate, dalle quali si ricava una bio-plastica riciclabile e biodegradabile, prodotta con un processo che non prevede l’uso di sostanze tossiche o chimiche derivate dal petrolio.
Un’attenzione da parte delle grandi case di moda che in passerella portano i temi della sostenibilità. Un processo – quello dell’utilizzo dei prodotti di scarto – non semplice né veloce; che richiede non pochi investimenti. L’ Europa sta pianificando nuove strategie per il tessile moda. Nella Strategia da adottare per l’utilizzo di sostanze chimiche in un’ottica di sostenibilità, presentata dalla Commissione Europea il 14 ottobre 2020, viene ribadita la necessità di eliminare progressivamente le sostanze più pericolose dai prodotti destinati al consumatore tra cui quelli tessili. La Commissione si è impegnata a presentare nel 2021 una strategia dell’UE che promuova prodotti tessili sostenibili, rafforzando la competitività e l’innovazione di tutta la filiera del settore tessile.

