20 anni fa il mondo veniva “sconvolto” da un gioco tanto semplice quanto geniale. Quel gioco si chiamava Tamagotchi, era racchiuso in un portachiavi a forma di uovo e permetteva agli utenti di prendersi cura di una sorta di animaletto virtuale dalla nascita sino alla morte. Dal 2018, è arrivata in tutto il mondo una nuova versione del gioco pensata per smartphone e tablet.
Il Tamagotchi, uscito per la prima volta in Giappone nel 1996, è un videogioco portatile racchiuso in un piccolo portachiavi a forma di uovo. Forme e colori erano numerosi e vari ma lo scopo del gioco rimaneva sempre lo stesso, prendersi cura di un cucciolo di una specie aliena chiamata, appunto, Tamagotchi. Una volta avviato il gioco diventava un vero e proprio compagno di vita. Tramite i tre tasti si aveva la possibilità di interagire con il piccolo e si poteva dargli da mangiare, metterlo a dormire, farlo giocare, farlo guarire in caso di malattia, ripulire i suoi bisogni fisiologici, controllare e aumentare le sue statistiche vitali, renderlo felice e in forma, sgridarlo in caso di azioni cattive.
A dare vita al giocattolo era stata una ragazza giapponese, Aki Maita. Il nome derivava dall’unione tra la parola giapponese “tamago”, che significa uovo, e “tchi”, le ultime lettere della parola inglese “watch”, ovvero orologio. Leggenda metropolitana racconta che in Giappone ne veniva acquistato uno al secondo, mentre in Canada e negli Stati Uniti si arrivava a venderne 15 al minuto.
Per il Tamagotchi ci fu poi una fine lenta e indolore. Ora Namco Bandai ha deciso di ripubblicare la versione originale del gioco e in Giappone ha scatenato la corsa al passato. A tutto questo si aggiungerà My Tamagotchi Forever, e la speranza è quella di bissare il successo del tormentone Pokemon Go.

