C’è sempre un buon motivo per abbracciarsi!
Il Covid-19 ci ha imposto, per un lungo periodo, tante distanze. Ma lo sapete che un abbraccio di 20 secondi appena già migliora il nostro umore?
La prima Giornata mondiale dell’abbraccio fu celebrata il 21 gennaio di 40 anni fa, nel 1986 a Clio, in Michigan. L’inventore del “National Hugging day” fu il reverendo Kevin Zaborney, e la ricorrenza si è poi velocemente affermata anche in Europa.
Perché è stata inventata?
Zaborney notò che tra gli americani era considerato imbarazzante mostrare i propri sentimenti in pubblico e pensò bene di invitare le persone ad abbracciare con maggior frequenza familiari e amici, chiedendo sempre al proprio interlocutore il “permesso” prima di abbracciarlo.
La data del 21 gennaio fu scelta perché cade fra Natale, Capodanno e San Valentino, per lo più in inverno, quando solitamente i nostri spiriti non sono proprio nella più allegra delle disposizioni, anche per le condizioni meteo. Successivamente la “Giornata nazionale degli abbracci” è stata rappresentata anche come un contraltare del “Blue Monday”, il 17 gennaio, quello che sarebbe il giorno più triste dell’anno, definizione diffusasi solo all’inizio di questo secolo.
Perché abbracciarsi fa bene
Una ricerca qualche anno fa ha dimostrato che gli abbracci hanno effettivamente conseguenze positive per il nostro organismo. Uno studio della School of Medicine dell’università della California sostiene che lo stimolo emotivo provato durante un abbraccio agisce direttamente sull’amigdala, che gestisce le emozioni all’interno del nostro cervello. La durata di un abbraccio ideale è 20 secondi: un tempo sufficiente a “scatenare” la reazione chimica destinata a migliorare il nostro umore.

