Dopo tanti giorni di viaggio in mare, con onde alte e venti forti, Ulisse e i suoi amici arrivarono su un’isola bellissima chiamata Ea.
L’aria era profumata e tutto sembrava calmo, ma Ulisse sapeva che, anche quando un posto sembra tranquillo, bisogna osservare bene prima di fidarsi.
Era un uomo prudente e la prudenza è una qualità che protegge.
Per questo non mandò tutti avanti.
Lui rimase vicino alle navi, mentre un gruppo di uomini, guidato da Euriloco, andò a esplorare l’isola.
Camminando tra gli alberi trovarono un palazzo grande, con mura chiare che brillavano alla luce.
Davanti al palazzo c’erano leoni e lupi, ma erano calmi come animali domestici.
Questo insegnò ai compagni che le apparenze possono ingannare: ciò che sembra pericoloso può non esserlo e ciò che sembra sicuro può nascondere una sorpresa.
Le porte del palazzo si aprirono e uscì una donna bellissima: Circe, la maga.
Li invitò con voce dolce, offrendo cibo buono e bevande profumate.
Gli uomini si sentirono accolti, ma non sapevano che Circe aveva messo una pozione nel cibo.
E appena mangiarono… puf! si trasformarono in maialini.
Non erano cattivi, solo impauriti: erano ancora loro stessi, ma chiusi nel corpo di un animale.
Solo Euriloco era rimasto fuori ed era corso da Ulisse.
Gli raccontò tutto, tremando.
Ulisse ascoltò in silenzio.
Avrebbe potuto avere paura, ma quando qualcuno ha bisogno di aiuto, il coraggio diventa più grande della paura.
Così Ulisse decise di andare a salvare i suoi amici.
Mentre camminava nella foresta, il dio Hermes gli apparve in forma di giovane.
Gli regalò una pianta dal fiore bianco e dalla radice nera, il móly, dicendo che quella pianta lo avrebbe protetto dalla magia.
Ulisse capì allora una cosa importante: nella vita, prepararsi e conoscere ciò che ci può aiutare rende più forti.
Quando Ulisse arrivò al palazzo, Circe lo accolse con lo stesso sorriso e gli offrì da bere.
Ma la magia non funzionò.
Ulisse rimase com’era, forte e fermo.
Circe provò a trasformarlo con la bacchetta, ma Ulisse tirò fuori la spada, non per ferirla, ma per mostrarle che non aveva paura e che ciò che stava facendo era ingiusto.
Quel gesto fece capire a Circe che Ulisse era diverso: coraggioso, saggio e capace di distinguere il bene dal male.
La maga abbassò lo sguardo, capì il suo errore e decise di cambiare.
Portò Ulisse nel porcile e, con parole magiche, trasformò i maialini di nuovo in uomini.
Era la prova che anche chi sbaglia può migliorare quando incontra qualcuno che gli mostra la strada giusta.
Circe allora divenne gentile.
Fece entrare Ulisse e i suoi amici nel suo palazzo, offrì loro cibo caldo, bagni profumati e letti comodi.
Lì, in quel luogo meraviglioso, pieno di giardini colorati e ruscelli limpidi, Ulisse e i suoi compagni restarono per un anno intero.
Quel tempo servì a riposarsi, a ritrovare le forze e anche a capire che, nella vita, è importante fermarsi per respirare… ma non per dimenticare i propri obiettivi.
Una mattina, uno degli uomini ricordò ad alta voce che la loro missione era tornare a casa.
Allora Ulisse comprese che era arrivato il momento di ripartire.
Riposare è bello, ma non bisogna mai smarrire la propria strada.
Quando disse a Circe che dovevano andare, lei non si arrabbiò.
Anzi, lo accompagnò sulla spiaggia e gli diede consigli preziosi per continuare il viaggio: gli spiegò come evitare il canto delle Sirene, come superare i mostri Scilla e Cariddi e come parlare con l’ombra del saggio Tiresia.
Parlava con sincerità, come una persona che ha capito l’importanza dell’aiuto e della bontà.
Ulisse ascoltò tutto e salì sulla nave.
Mentre si allontanavano, Circe rimase sulla riva a salutarli e l’isola di Ea diventò pian piano un piccolo punto lontano.
Ulisse guardò il mare e capì che, grazie a quella lunga avventura di un anno, era diventato più saggio: aveva imparato che il coraggio salva, la prudenza protegge, la gentilezza cambia e la strada verso i propri sogni non va mai dimenticata.
E così il viaggio continuò e Ulisse diventò più forte di prima.

