Leo, Briciola e il castagneto birichino!
C’era una volta, in un piccolo paesino ai piedi di una montagna, un bambino di nome Leo che aspettava con impazienza l’arrivo dell’autunno.
Gli piaceva quella stagione perché i boschi si tingevano di mille colori: giallo, arancione, rosso e marrone. Le foglie sembravano tante farfalle che danzavano nell’aria, e nell’aria si sentiva un profumo dolce di terra umida e castagne.
Una mattina, la nonna gli disse:
— Leo, che ne dici di fare una passeggiata tra i castagneti? Oggi il bosco ci regalerà tante sorprese!
Leo infilò gli scarponcini, indossò il suo cappellino rosso e preparò un cestino di vimini. Poi, insieme alla nonna e al suo cagnolino Briciola, si incamminò lungo un sentiero che saliva dolcemente verso la montagna.
Frusci, frusci, crunch!
A ogni passo, le foglie secche scricchiolavano sotto i piedi.
— Nonna, guarda! — esclamò Leo. — Gli alberi hanno messo il vestito d’autunno!
La nonna sorrise.
— È il loro modo di salutare l’estate e prepararsi all’inverno.
Cammina, cammina , arrivarono in un grande castagneto. I castagni erano altissimi e i loro rami si intrecciavano formando un tetto dorato sopra il sentiero.
Qua e là, tra le foglie, spuntavano dei ricci marroni pieni di aculei.
— Attento, Leo! — disse la nonna. — Dentro quei ricci si nascondono le castagne.
Il bambino si chinò e ne vide uno già aperto. Dentro c’erano tre castagne lucide e marroni, belle come piccoli tesori.
Con un bastoncino le raccolse delicatamente e le mise nel cestino.
— Una per te, una per me e una per Briciola! — disse ridendo.
Briciola abbaiò felice, anche se non sapeva bene che cosa fossero le castagne.
All’improvviso, un leggero fruscio attirò l’attenzione di Leo.
Dietro un grande tronco si nascondeva un piccolo scoiattolo con la coda soffice e gli occhi vispi.
— Buongiorno, signor Scoiattolo! — sussurrò Leo.
Lo scoiattolo teneva tra le zampette una ghianda. Guardò il bambino, fece un saltello e sparì tra i rami.
— Anche lui sta facendo la sua raccolta per l’inverno! — spiegò la nonna.
Leo pensò che il bosco fosse una grande casa, dove ogni animale aveva un compito speciale.
Poco più avanti, il sentiero arrivò a una radura. Da lì si vedevano le montagne, con le cime avvolte da nuvole leggere. Il sole illuminava i prati e un venticello fresco faceva volteggiare le foglie tutt’intorno.
Leo si sedette su una grande pietra per riposare.
— Nonna, perché l’autunno è così bello?
La nonna gli sistemò il cappellino e rispose:
— Perché ci insegna che anche quando qualcosa cambia, può nascere una nuova meraviglia. Gli alberi perdono le foglie, ma ci regalano colori, profumi e frutti preziosi.
Leo rimase in silenzio per un momento. Poi abbracciò la nonna.
— Allora voglio ricordarmi sempre questa passeggiata!
Prima di tornare a casa, raccolsero qualche castagna caduta a terra e tante foglie colorate. Non strapparono nulla dagli alberi e lasciarono nel bosco ciò che serviva agli animali.
Quando arrivarono al paesino, il cielo si stava tingendo di rosa.
La nonna mise le castagne sul fuoco e presto in cucina si diffuse un profumo delizioso.
Leo si rannicchiò accanto al camino con Briciola ai piedi e il cestino delle foglie sulle ginocchia.
Fuori, il vento sussurrava tra i rami:
«Dormi tranquillo, piccolo esploratore, domani il bosco avrà un’altra storia da raccontare».
E Leo chiuse gli occhi, sognando scoiattoli saltellanti, montagne incantate e castagne dorate nascoste sotto un morbido tappeto di foglie.
Leo tornò a passeggiare tra i castagneti, perché aveva scoperto che la montagna è piena di magia per chi sa guardarla con gli occhi della meraviglia.

