
di Gianni Micheli
Doveva andare a casa. Subito. Correre veloce.
La grandinata li aveva sorpresi al parco. Lui e sua nonna insieme a tanti altri bambini e genitori.
All’interno del bar più vicino non avevano trovato posto ed erano rimasti fuori. Per fortuna c’era un balcone a proteggere le loro teste.
Marco non aveva mai visto sua nonna così impaurita.
«Guarda che roba! Guarda che roba!» continuava a dire, scuotendo il capo.
Lui, invece, non riusciva a chiudere la bocca dalla meraviglia: sull’asfalto cadevano palle, palline e
palloni di grandine, con schianti, tonfi, schizzi e schegge. Mitragliate di ghiaccio da un cielo
diventato improvvisamente infelice, grigio da far venire i brividi. Finché una di quelle bocce
d’acqua e gelo, rotolando su una strada divenuta bianca, gli aveva toccato un piede.
Marco aveva fatto un salto – era fredda quella roba! – poi l’aveva guardata.
Aveva proprio la forma di una boccia, di quelle che aveva portato all’ombrellone. Una boccia dura e bianca. Anzi no: sembrava rossa, all’interno. Cioè: sembrava avesse qualcosa dentro. Qualcosa di rosso. Che era?
«Che fai!» disse la nonna.
Marco teneva quella boccia fredda e pesante in una mano e la guardava con attenzione.
«Nonna… c’è scritto qualcosa, dentro. Guarda!»
«E come faccio?» rispose la nonna che, senza occhiali, da vicino vedeva ormai ben poco.
«Nonna dobbiamo andare a casa, subito!»
«E come si fa» rispose la nonna ma la grandinata, improvvisa com’era arrivata, s’interruppe.
«Aspettami!» gridò la nonna.
Aspettare? Ma no! Doveva andare a casa. Subito. Era così vicina e poi c’era la mamma, in casa.
Quando la nonna aprì la porta e, con un sospiro di sollievo, lo vide in cucina, Marco stava studiando la boccia di grandine con la sua lente d’ingrandimento. Quella da cui non si separava mai, neanche per andare in vacanza. C’erano così tante cose piccole al mondo e Marco non se le voleva perdere.
«Prendi gli occhiali, nonna!» urlò improvvisamente Marco.
«Che c’è?» chiese la mamma, anche lei in cucina.
«C’è scritto Help!»
«Che c’è scritto?» domandò la nonna, inforcando gli occhiali.
«C’è scritto aiuto» rispose la mamma ormai con la lente in mano.
Marco, accanto, con gli occhi spalancati, la guardava.

