Sul fiume Calore, dove l’acqua scorre limpida tra boschi verdi e foreste silenziose, viveva una famiglia di lontre allegre.
La loro tana era nascosta sotto le radici di un grande salice, con due entrate: una verso la terra e l’altra che portava direttamente in acqua.
Dentro, le lontre avevano preparato un morbido letto di foglie e fili d’erba, perfetto per scaldarsi nelle notti fredde.
Tra loro c’era Lino, il cucciolo più vivace e dispettoso.
Non stava mai fermo: saltava sulla pancia dei fratellini, faceva capriole e inventava scherzi per far ridere tutti.
Una mattina, la mamma disse: «Venite, piccoli! È ora di fare colazione, vi insegnerò a rompere i gusci con i sassi.»
Le lontre di fiume, infatti, non mangiano solo pesci: si nutrono anche di rane, granchi e molluschi e per aprirli usano piccoli sassi come veri strumenti.
Ma Lino non voleva ascoltare.
Appena vide il sasso speciale della mamma, lo afferrò e scappò via ridendo: «Ah ah! Questo ora è mio, lo userò come pallina magica!»
I fratellini lo rincorsero lungo la riva, e Lino, correndo a più non posso, non si accorse di un sasso scivoloso. Splash! Cadde in acqua a pancia in giù, spruzzando tutti.
«Ops!» disse, mentre spruzzava acqua dalla bocca.
Gli altri scoppiarono a ridere e anche la mamma, che cercava di essere seria, finì col ridere con loro.
Dopo essersi asciugate, le lontre cominciarono la loro pulizia quotidiana: si rotolarono sull’erba e sulla sabbia, leccandosi e sistemando il pelo.
La loro pelliccia era fittissima e doveva rimanere sempre pulita e asciutta per proteggerle dal freddo.
Poi la mamma si avvicinò a Lino e gli disse dolcemente: «Vedi, piccolo mio, i sassi non servono solo a giocare. Ci aiutano a rompere i gusci e a mangiare. Giocare è bello, ma bisogna anche imparare.»
Lino abbassò un pò le orecchie, ma poi sorrise: «Allora userò i sassi per imparare… e poi per giocare con i miei fratellini!»
Il pomeriggio passò tra rincorse e scivolate lungo la riva fangosa.
Le lontre, infatti, amano giocare come bambini: si tuffano, si inseguono, scivolano giù per i pendii fangosi e inventano nuovi passatempi.
I loro squittii e fischi riempivano l’aria, perché le lontre parlano così tra loro, con piccoli suoni che sembrano risate.
Quando il sole tramontò e il cielo si colorò di rosa e arancio, tutte le lontre si sdraiarono sull’acqua, tenendosi per zampa per non separarsi con la corrente.
Galleggiavano come una zattera vivente, cullate dal respiro del fiume.
Lino si mise al centro e disse con orgoglio: «Da oggi non sarò solo dispettoso: sarò anche il più bravo a imparare e a giocare insieme!»
E così, sotto il cielo stellato e tra i boschi silenziosi che proteggevano il fiume Calore, Lino e la sua famiglia si addormentarono felici, pronti a vivere nuove avventure il giorno dopo.

