di Lucia Gonnella
In un paese arroccato tra i monti, Calabritto, in una piccola casa, vivevo con mia nonna e con i miei due fratelli. Mio padre e mia madre erano nel lontano Venezuela e noi eravamo stati affidati alle cure di quella dolcissima donna.
Il Natale è una festa magica, ma mia nonna aveva l’abilità di renderla ancora più bella: voleva che noi fossimo felici e si dava da fare in mille modi perché ciò fosse possibile.
Nei giorni che precedevano il Natale preparava sul grande tavolo della cucina il presepe con carta di giornale e colla fatta in casa. Allestiva la struttura e quando era pronta si recava nei boschi limitrofi dove raccoglieva il muschio che sarebbe servito per darle l’aspetto di prati, monti, valli e laghetti con l’uso di carta stagnola. Poneva nella grotta le statuine della Madonna, di San Giuseppe e di Gesù Bambino; nei pressi posizionava i Re Magi con i loro doni: oro, incenso e mirra; molti pastori disseminati tutt’intorno e nei prati tante pecorelle.
Ai lati del tavolo sistemava due grandi rami di elce e li legava al centro come una capanna che sovrastava il presepe: era il nostro albero di Natale e, poiché a quel tempo, in un piccolo borgo come il mio non c’erano luci intermittenti e palline colorate, appendeva all’albero caramelle, cioccolatini e mandarini i cui effluvi riempivano la cucina di un odore buono.
Tra le altre cose non mancava mai di preparare i tipici dolci di Natale: struffoli, zeppole, castagnaccio… di cui noi bambini eravamo golosi. I doni non ci venivano dati a Natale come è usanza oggi, ma il giorno dell’Epifania quando i Magi arrivavano alla capanna di Gesù Bambino; i nostri doni erano modesti e consistevano in calze colme di caramelle e cioccolatini e per noi era festa grande perché quelle piccole leccornie erano cosa prelibata.
Ricordo che sul grande letto, appena svegli, cercavamo sotto i cuscini le calze e la gioia era grande quando ci accorgevamo che erano là apposta per noi e che nonna aveva preparato la sera prima mentre dormivamo per non farsi scoprire e per comunicarci che era passata la Befana per lasciarci i suoi regali.
Un Natale semplice, ma ricco di gioia e di armonia, ben lontano da quello di oggi dove il ruolo fondamentale è giocato dal consumismo.
Noi aspettavamo il suono delle campane a festa per la messa di mezzanotte, quando la chiesa si riempiva di luci e di canti e nella culla veniva deposto il Bambino Gesù.
Ricordi di bimba, gioia, commozione e qualche lacrima furtiva per un tempo passato colmo di infinita dolcezza.

