“Io ai giovani questo dico, e martello su questo punto, costituiscono l’avvenire del popolo italiano: battetevi sempre per la libertà, per la pace, per la giustizia sociale… Bisogna che la libertà sia unita alla giustizia sociale, sono un binomio inscindibile…”
Dicono che sia stato il presidente più amato dagli italiani. Schierato sempre a sinistra, nel partito socialista, è stato giovane antifascista, esule, incarcerato e condannato a morte, capo partigiano, segretario del partito socialista, costituente, deputato, senatore, direttore dell’”Avanti!” e Presidente della Camera.
Nato a Stella, in provincia di Savona il 25 settembre del 1896, è registrato all’anagrafe col nome Alessandro Giuseppe Antonio Pertini.
Si laurea prima in giurisprudenza a Genova e successivamente in scienze politiche e sociali a Firenze…
“Io lasciai l’Italia nel 1926. La mia vita si è svolta prima all’Università di Genova, poi a quella di Firenze, quindi come professionista a Savona. Il mio studio fu devastato due o tre volte. Vidi un Paese di violenti, gli anni Venti furono il periodo della sopraffazione fascista. Molti erano intimiditi da quelle violenze e sostenevano che non si dovevano provocare i fascisti, per non indurli a infierire. Questo non è mai stato il mio atteggiamento. Sono stato bastonato perché il Primo Maggio andavo in giro con una cravatta rossa. Sono stato mandato all’Ospedale perché, nella ricorrenza della sua morte, ho appeso alle mura di Savona una corona di alloro in memoria di Giacomo Matteotti. Sono stato arrestato per aver diffuso un giornale significativo: “Sotto il barbaro dominio fascista”. Ho vissuto i miei vent’anni così e non me ne pento.”
L’8 luglio del 1978 Pertini viene eletto Presidente della Repubblica con una amplissima maggioranza, 832 voti su 995. La gente lo adorava, mentre la politica lo criticava: si pagava il biglietto d’aereo, andava a sciare con il Papa, festeggiava come un qualsiasi tifoso la nazionale di calcio…
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