Sono tragiche le immagini delle Dolomiti, dove lo scorso 3 luglio 2022 un enorme pezzo del ghiacciaio della Marmolada si è staccato dalla montagna provocando vittime e dispersi.
Sorge allora spontanea la domanda: ma cosa provoca le valanghe?
La valanga è un fenomeno naturale che si verifica quando una massa di neve o di ghiaccio si muove improvvisamente dalla pendenza sulla quale si trova per precipitare verso valle a grande velocità. Si tratta di un evento decisamente pericoloso, poiché nella sua discesa l’accelerazione di questa massa di materiale imprime alla valanga una grande forza in grado di travolgere tutto ciò che incontra sul suo percorso.
Il pericolo di valanghe si manifesta quando lo strato di neve o ghiaccio sulla montagna inizia ad essere meno compatto. Infatti, quando la neve che si trova su un pendio non è abbastanza coesa da vincere la forza di gravità, possono avvenire improvvisi cedimenti che innescano la caduta della massa nevosa.
Ci sono varie tipologie di valanghe:
Valanghe di neve a lastroni che si manifesta con il distacco di una porzione di neve compatta che si sposta come un’unica lastra.
Valanghe a debole coesione che si formano quando la neve è costituita da due strati dove lo strato più debole si trova in superficie. Valanghe bagnate maggiormente legame all’innalzamento della temperatura.
Valanghe per scioglimento che formano un margine di distacco largo e lineare, con la differenza che in questo caso a staccarsi è l’intero manto nevoso.
Ma il cambiamento climatico aumenta il rischio di valanghe?
L’innalzamento di temperatura è un fattore determinante nello scatenare simili fenomeni. Il clima impazzito altera i fenomeni meteorologici e rende le stagioni più calde contribuendo ad indebolire l’assestamento della neve sulle montagne. La situazione è ancora più preoccupante per i ghiacciai poiché mancano le abbondanti nevicate in inverno che, unite a temperature straordinariamente elevate in estate, aumentano il rischio di valanghe, con enormi masse di ghiaccio che, sciogliendosi, s’indeboliscono strutturalmente fino a staccarsi dalla montagna.
Un po’ di storia triste
La Marmolada, la montagna più alta delle Dolomiti, porta con sé una lunga storia di vittime e feriti
Nella notte del 13 dicembre 1916, un’enorme massa di neve si staccò dai costoni settentrionali della montagna e travolse il villaggio della riserva al Gran Poz, uccidendo circa trecento soldati austriaci che dormivano nelle baracche in legno costruite per la Grande Guerra. Per colpa del segreto militare e per la confusione del conflitto, restò per sempre ignoto il numero esatto delle vittime. Ma quello che successe indusse i comandi austroungarici ad accelerare i lavori di completamento della “Città di Ghiaccio”, dove molti uomini poterono trovare riparo proprio tra i ghiacci della montagna regina delle Dolomiti e ancora oggi si trovano reperti di quell’epoca.
Più di recente, nel 2020, sempre a dicembre, ma in una zona non lontana da quella dove domenica si è verificato il distaccamento, un fronte molto ampio di neve coprì e distrusse il rifugio Pian dei Fiacconi, a quota 2.626 metri. In quel periodo era ancora chiuso, la stagione invernale non era ancora stata avviata e solo per quello si evitarono vittime.
A marzo 2010 un’auto con a bordo una coppia di turisti austriaci è stata parzialmente sommersa da una valanga partita da una zona rocciosa. I due sono usciti illesi dal mezzo che ha riportato gravi danni.
L’8 dicembre 2011 tre bresciani furono coinvolti da una slavina partita sotto i loro piedi, in due finirono in ospedale con fratture ma se la cavarono.
Anche nel 2014 altre quattro persone furono soccorse e salvate, dopo che erano finite sotto la neve, questa volta era il primo maggio. Nel 2009, sempre per il ponte della Festa del Lavoro, due escursionisti veneti invece, trovarono la morte. Furono soccorsi e estratti, ma una volta portati in ospedale non riuscirono a sopravvivere.

