LONDRA – Boris Johnson si è dimesso da primo ministro. Lo ha annunciato stamattina, davanti alla porta numero 10 di Downing Street: “Sono costretto a lasciare il lavoro più bello del mondo, dopo aver ottenuto la più grande maggioranza parlamentare dal 1987. Mi spiace e sono triste. Ma nessuno è indispensabile, e dunque lascio, se questa è la volontà dell’istinto del gregge a Westminster, che mi ha frenato”.
Nessuna forzatura alla Donald Trump, come si temeva. Ma anche niente scuse per gli scandali che lo hanno affondato, bensì soltanto un elenco dei “successi” del suo governo: “Abbiamo completato la Brexit, distribuito i vaccini anti Covid prima di tutti, abbiamo guidato l’Occidente nel sostegno all’Ucraina contro l’aggressione di Putin, avevamo in mente di redistribuire le ricchezze in tutto il Paese. In questi giorni ho detto a tutti che sarebbe stato perlomeno eccentrico cambiare guida al governo, ma non mi hanno ascoltato. Ringrazio i cittadini britannici, mia moglie Carrie e i nostri bambini”, presenti in strada a Downing Street, “la mia famiglia e tutto lo staff. Rimarrò in carica fino a quando non sarà eletto il mio successore, che avrà tutto il mio sostegno”.
Dopo una resistenza sempre più folle e paradossale, con quasi tutto il partito contro, il primo ministro britannico si è finalmente arreso. Non aveva altra scelta dopo essersi asserragliato a Downing Street per giorni, mentre continuava il fiume di dimissioni dal suo governo e dal partito conservatore e la processione di tory al numero 10 per convincerlo a mollare. Johnson aveva cercato nuovi ministri per rimpiazzarli, ma nessuno era disponibile a immolarsi per un leader oramai screditato e una barca che stava affondando. Il primo ministro britannico annuncerà le sue dimissioni oggi. Una caduta incredibile, a meno di tre anni dal suo storico trionfo elettorale.

