A fine marzo l’orso Juan era stato trasportato lontano dalla zona d’origine per impedire le sue escursioni in paese e possibili incontri con l’uomo. Ora è tornato a Roccaraso, ma il problema si ripropone.
L’incorreggibile orso Juan Carrito, il più famoso d’Abruzzo, dopo un tentativo di isolarlo sulla Maiella è tornato a Roccaraso per l’ennesima volta.
Per quasi 18 giorni gli esperti di tutta Italia avevano sperato che la prova sperimentale di trasferirlo nei boschi del Parco della Maiella, lontano chilometri da casa, potesse servire a scongiurare le abitudini.
Nella località abruzzese dove è stato, anche in modo errato, aiutato e alimentato da alcune persone, in passato aveva fatto razzia nelle cantine, nei pollai e nei cassonetti, persino in una pasticceria. A più riprese si è tentato di allontanarlo, indurlo in qualche modo al letargo o tenerlo alla larga dal paese.
Lo scorso 25 marzo un gruppo di esperti, dopo averlo sedato, lo ha trasferito nel parco della Maiella dove è rimasto per oltre due settimane cibandosi di erba, tuberi, formiche e quel che trovava, fino a quando qualche giorno fa è stato nuovamente avvistato a Rivisondoli e Roccaraso.
L’orso ha compiuto una straordinaria impresa, facendo il giro di tutta la Maiella, è risalito per le valli e per le cime, è passato in zone impervie spostandosi per oltre 150 chilometri, fino a tornare dove era stato prelevato.
Adesso il gruppo di lavoro che comprende i vertici dei parchi, il ministero della Transizione ecologica, carabinieri ed enti di ricerca, dovrà nuovamente capire cosa fare.
L’augurio è che con Juan Carrito si possa nel tempo riuscire ad evitare per lui un destino drammatico come quello della capitazione.

