“Seminate nei bambini buone idee, perché anche se oggi non le comprendono, un giorno si preoccuperanno di farle fiorire” -Maria Montessori Da più di un mese il mondo è spettatore di atrocità, orrore, violenza. Ci siamo chiesti come descrivere gli orrori della guerra ai nostri bambini, come narrare loro tanta devastazione. Le parole non possono spiegare un conflitto, ma oggi, possono svolgere un ruolo fondamentale e necessario. Oggi possiamo parlare ai nostri bambini con parole semplici, ma ricche di significato: casa, famiglia, scuola. Casa vuol dire sicurezza, calore, riparo, seme della vita: è lì dove i bambini imparano cosa voglia dire amare ed essere amati. Famiglia vuol dire appartenenza, condivisione, forza, è il nucleo dove si concretizza per il bambino la prima piccola comunità in cui imparare a coesistere con altri individui. La Scuola è la piccola società, la culla di idee, il luogo dove si costruiscono le fondamenta per il mondo del domani. Circa 5.300 minori ucraini sono stati accolti nelle scuole italiane, il doppio rispetto a una settimana fa.
Applausi, palloncini, canti di accoglienza. Sono decine i video che troviamo sul web di scuole italiane che organizzano delle vere e proprie feste nell’accogliere i nuovi arrivati. Per non parlare di tutti i video che riprendono le famiglie italiane commosse nell’accogliere nelle loro case mamme e bimbi in fuga dalla guerra. Vedere queste immagini fa bene al cuore. Tanta devastazione lascia lo spazio a piccole parentesi di vita familiare. Immagini sospese di calore e riconoscenza, che ci fanno credere ancora nell’amore e nella fratellanza. È anche grazie a questo che, oggi, con le parole possiamo educare i bambini alla cooperazione. L’educazione alla competizione, al prevalere, è ciò che genera conflitti, rivalità e violenza. Educare alla pace e alla condivisione plasmerà il mondo del domani, un mondo che rifiorirà sulle macerie di atrocità passate, che vedrà un uomo nuovo che non sarà più vittima di orrori. La primavera ci fa vivere la rinascita e la speranza e ci regala la consapevolezza che ogni inverno dell’anima finisce. Con la forza delle parole, possiamo far rifiorire nei cuori di un popolo la speranza e il bisogno di un mondo nuovo, così come ci insegna Gesù, che tra pochi giorni risorge per noi.

