Amato, odiato e sempre discusso. Che sia per scrivere un post ad effetto, creare un meme divertente o partecipare al Fantasanremo, più o meno tutti siamo stati in questi giorni incollati alla tv per seguire il più popolare degli appuntamenti con la canzone italiana, giunto alla sua 72esima edizione.
Vincitori quest’anno il duetto composto dal cantautore e rapper Alessandro Mahmoud (in arte Mahmood), già sul podio nel 2019 con la canzone “Soldi”, e Blanco, pseudonimo di Riccardo Fabbriconi, che con il brano “Brividi” hanno portato sul palco del Teatro Ariston un racconto sull’amore e sulla sofferenza che deriva dal non sapersi parlare.
Un Festival “al passo con i tempi” che ha dato spazio alla musica e ai suoi protagonisti, ma anche a discorsi e discussioni su temi di pressante attualità. Un palco che da caffè chantant degli anni ’50 è diventato oggi uno spettacolo mediatico a tutto tondo.
Un po’ di storia
La prima edizione del Festival di Sanremo si tenne nel 1951 nel Salone delle Feste del Casinò Municipale di Sanremo. Lo scenario era molto diverso. Nessuno spettacolo da teatro: il pubblico, seduto intorno a tavolini da vecchio caffè, ascoltavano i cantanti in gara, sorseggiando una bibita o mangiando. Il costo del biglietto d’ingresso era di 500 lire, non una cifra altissima eppure la manifestazione non fu molto seguita nè molto capita.
Con la canzone Grazie dei fiori vince la prima edizione Nilla Pizzi, che anche l’anno seguente si classificò prima e seconda e terza, con le canzoni Vola colomba, Papaveri e papere e Una donna prega, registrando così un primato mai più battuto.
Nel 1953 si ebbe la prima diretta televisiva: la Rai si collegò con il Casinò Municipale di Sanremo in seconda serata e lo spettacolo fu visibile a tutti. L’Italia cominciò ad interessarsi al Festival, ai cantanti e alle canzoni proposte, e con l’edizione del 1958 il Festival divenne un appuntamento imperdibile. La canzone vincitrice, Nel blu dipinto di blu, scritta ed interpretata da Domenico Modugno ebbe un successo incredibile.
L’edizione del 1961 vide l’ascesa di Mina, che spopolò con le sue Mille bolle blu, e tutte le edizioni degli anni ’60 furono fortemente seguite ed amate dal pubblico italiano. Il passaggio al Teatro Ariston avvenne il decennio seguente, nello specifico nel 1977, e sul palco dei fiori si ebbero numerose novità: ospiti e musicisti internazionali salirono sul palco per dare alla manifestazione una nuova forma. Nel 1978 si esibirono, tra gli altri, Rino Gaetano con Gianna e Anna Oxa con Un’emozione da poco, ma furono i Matia Bazar a vincere. Ma le vicende storiche degli “anni di piombo” resero il Festival un gran galà troppo leggero per attirare l’attenzione dei più e la kermesse fu quasi abbandonata dal pubblico.
Per risollevare il Festival dalla cattiva sorte, negli anni Ottanta, il ruolo del presentatore divenne più importante. Storici personaggi televisivi come Mike Bongiorno e Pippo Baudo, furono centrali in numerose edizioni del festival, tanto che oggi “il Baudo” è la valuta utilizzata nel Fantasanremo.
Protagonisti del decennio furono Heather Parisi, Albano e Romina Power, Lorella Cuccarini, i Ricchi e Poveri, Toto Cotugno, Eros Ramazzotti, che con Adesso tu vinse il Festival nel 1986. L’edizione del 1987, condotta da Pippo Baudo, batté ogni record di ascolto: 16 milioni di telespettatori, 70% di share.
La macchina del gossip lavorava a pieno regime. Il Festival fu vinto da Gianni Morandi, Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi con Si può dare di più, e suscitò scalpore l’esibizione della cantante Patsy Kensit a cui durante la performance una spallina traditrice scoprì il seno.
I Pooh, Riccardo Cocciante, Luca Barbarossa, Enrico Ruggeri, Giorgia e Ron sono i nomi più noti per il pubblico sanremese degli anni ’90, protagonisti di un decennio che puntava alla trasformazione. Con il duemila il palco dell’Ariston infatti si “libera” dalla tradizione e compaiono artisti e volti nuovi che provengono soprattutto dal mondo dei talent show.
La musica è cambiata. Sanremo resta.

