Luci nella notte gelida, piovosa, silenziosa…
Una piccola spirale di luci rosse e oro spezza il buio del terrazzino: caldo all’interno dell’abitazione, freddo fuori.
Tutto tace! Solo il cuore avverte un peso che fa scendere lacrime dagli occhi tristi. Il silenzio è rotto da voci lontane, il buio è illuminato appena da luci di candele disseminate nella stanza, quel tanto che basta per far scivolare la penna sul foglio bianco, un foglio che permette alle pieghe dell’anima di distendersi, di riordinare i pensieri che sanno di tristezza e di solitudine.
Vedo intorno a me i volti di persone care che sorridono dalle cornici dorate e sento nel cuore il vuoto della loro mancanza in questo Natale che porta con sé affanni angosce, fame, miseria… non c’è gioia, ma solo un profondo desiderio di accoccolarmi accanto alla mangiatoia del Bambino Gesù e piangere insieme con lui per tutta l’umanità sofferente, per i figli lontani negli spazi e negli intenti, per coloro che non possono più sedersi accanto al desco in una notte che dovrebbe essere magica ma che magica non è.
Le luci nelle strade vorrebbero far festa, le vetrine addobbate vorrebbero chiamarti e invitarti a comprare, ma anche la frenesia delle compere si perde nel tempo. Ora non c’è desiderio di acquistare ma solo voglia di pensare a tutti coloro che soffrono in questo freddo dicembre, in questa notte di Natale. Un Natale d’amore che invece vede l’aridità dei cuori, l’indifferenza delle persone, la visione sbagliata di una festa che si è trasformata in eccessivo consumismo e nella frenesia esagerata di luci. Un tempo le lucine timide davano gioia al cuore, si perdevano tra verdi rami come lucciole nella notte creando un’atmosfera magica…
Ora si inneggia all’esagerazione degli addobbi come se Gesù Bambino avesse bisogno di milioni di luci, di vetrine ricolme di merce colorata e infiocchettata dimenticando che la vera stella brillava sulla strada di Betlemme, sulla finestrella di un capanno, nella notte di Natale…

