La lotta contro la diseguaglianza retributiva tra uomini e donne sembra essere giunta ad una vittoria importante.
Se fino ad oggi era considerato “normale” che lo stipendo mensile di una donna, a parità di ruolo e di mansioni, fosse anche di 500 euro inferiore a quello di un collega uomo, con il sì di questa mattina al disegno di legge per le pari opportunità tra uomo e donna sul lavoro della commissione Lavoro di Palazzo Madama, si mette la parola fine a questa grave discriminazione. Tra le principali novità, incentivi all’assunzione di personale femminile e sgravi fiscali (riduzione della tassazione a carico dei datori di lavoro) fino a 50mila euro per chi adotta politiche utili a conciliare tempi di vita e di lavoro delle lavoratrici, e anche l’introduzione di una certificazione biennale obbligatoria in cui siano indicate le condizioni contrattuali dei dipendenti.
Un passo fondamentale in un percorso lunghissimo e altrettanto lento: basti pensare che già nel 1791, durante la Rivoluzione francese, l’attivista e drammaturga Olympe de Gouges si appellò per la parità tra uomini e donne nei diritti sociali, economici e politici, stilando la prima Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, un documento giuridico sul modello della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789. Si fidò delle promesse dell’Illuminismo francese, ma a soli 45 anni finì sul patibolo. La Dichiarazione dei diritti della donna infatti fu giudicata eccessiva e scandalosa: il suo appello cadde nel nulla, tra l’ostilità degli uomini e la totale assenza di solidarietà delle donne che temevano di dispiacere ai mariti da cui dipendevano economicamente.

