Il primo semaforo della storia fu installato il 5 agosto 1914 a Cleveland, nell’Ohio, fra la East 105 e la Euclide Avenue. Ideato da James Hoge, aveva solamente due colori, il rosso ed il verde. Ad azionarlo fu Hon A.A.Benesh, direttore del Dipartimento di Pubblica Sicurezza. Questi, poi passò il compito ad un poliziotto, che lo faceva funzionare a distanza da una cabina di comando.
C’è però chi contesta che il regolatore del traffico fosse stato in realtà installato molto tempo prima, il 10 dicembre del 1868. Si chiamava «semaphore» ed era stato inventato dall’ingegnere John Peake Knight, che lo mise in funzione a Londra, in un incrocio nei pressi di Westminster, tra George Street e Bridge. Non era il semaforo che conosciamo oggi, era costituito da una lanterna a gas rotativa che alternava una luce rossa ed una verde, con indicazioni tramite cartelli e illuminazione durante l’uso notturno. L’esperimento resse per tre settimane, fino a quando il 2 gennaio 1869 la lanterna esplose, ferendo gli occhi il poliziotto che l’avviava. Questo semaforo, rimasto l’unico nella città di Londra, fu rimosso definitivamente nel 1872.
Il giallo
Si dovette aspettare fino al 1922, quando Garrett Morgan, inventore afro-americano, dopo aver assistito ad un grave incidente a un incrocio, depositò un brevetto per il dispositivo di controllo del traffico. Nel 1923, l’Ufficio Brevetti degli Stati Uniti concedette il Patent No. 1.475.024 a Garrett Morgan per il suo segnale stradale a tre posizioni. Fu un’innovazione importante, in quanto riuscì ad inserire una terza posizione oltre ai soli “Stop” e “Go”, rendendo molto più sicura la fruibilità del traffico.
In Italia
Il primo semaforo fu installato a Milano nell’aprile del 1925 all’incrocio fra Piazza Duomo, via Orefici e via Torino. Gli antenati dei semafori moderni avevano persino un segnale acustico, una specie di scampanellio tipo quelli dei passaggi a livello, per avvisare gli automobilisti a fermarsi al segnale rosso.
Come al cinematografo
“Poteva illuminarsi con una luce rossa (stop per le automobili), bianca e rossa (via con i pedoni, stop ai veicoli); gialla (via ai tram); verde (via alle automobili e motocicli), oppure gialla e verde, per dare il via a tutti i veicoli indistintamente. Il pubblico vi assiste come ad un cinematografo incomparabile, trovandovi uno spasso che uno più bello non si saprebbe immaginare… Il risultato? Invece di circolare, i veicoli stavano fermi, inchiodati nelle vie di provenienza da lunghissime code su due o tre file, formate da trams, automobili, carrozze e carri, motociclette e biciclette in cordiale promiscuità frammisti, nel gioioso conforto della famosa sorte comune e nella strepitante cacofonia di clakson, trombe, campanelli d’ogni timbro e d’ogni forza, sonanti la feroce sinfonia della protesta.”
Il semaforo fece capolino a Roma nel 1929 grazie all’ingegnere Filippo Ugolini, vice comandante dei Vigili del Fuoco. Inventore per hobby, si mise all’opera per rendere più sicure le millenarie vie consolari. A dire la verità, l’esordio fu dei più esaltanti. Causò subito un tamponamento per il repentino passaggio dal verde al rosso. Decise così di inserire un segnalatore acustico, ma purtroppo il continuo scampanellio suscitò le proteste dei residenti. Eppure, l’idea era buona e l’ingegner Ugolini continuò a sperimentare prototipi a sue spese. L’11 gennaio del 1934 a largo Goldoni venne installato un semaforo a più luci. Il passaggio dal rosso al verde, e viceversa, era segnalato da una serie di lampadine che si spegnevano in progressione. Fu un successo!

