In altri Paesi è proprio così che viene considerato, tanto che in Germania in pochi anni ben due ministri si sono dimessi quando si scoprì che avevano copiato parte della loro tesi di laurea.
Il che dimostra che non è che nel mondo non si copi, ma se ti beccano, le conseguenze ci sono mentre in Italia te la cavi con poco.
Si chiama “riprovazione sociale” ed è quel sentimento condiviso che fa sì che se una cosa è considerata sbagliata dalla gran parte delle persone, si tende a non farla, indipendentemente da quello che dice la legge, perché si sa che se si viene “beccati” la propria reputazione finirà nella polvere.
Allora perché non si deve copiare?
Perché non ha senso vedere lo studio e la scuola unicamente come ostacoli da superare a qualunque costo.
Perché è un po’ come rubare le conoscenze altrui facendole passare per proprie.
Si perde la fiducia dei prof e dei genitori e del proprio futuro.
Perché è giusto che sia premiato chi merita e non chi si comporta in modo illecito.
Perché chi copia non impara e chi non impara non si farà strada nella vita.
Perché chi inizia a copiare da piccolo, e se viene beccato non viene punito, poi avrà la tendenza a fare il furbo anche da grande, a scapito di chi invece rispetta le regole.
Perché le difficoltà non si superano imbrogliando, ma affrontandole e, a volte, anche fallendo. Ma in modo onesto.

