Le origini dell’altopiano della Sila sono da ricondurre ad epoca geologica ben più remota di quella dell’orogenesi appenninica. Norman Douglas scriveva nel 1911 «…è un venerando altopiano granitico che si ergeva qui quando gli orgogliosi Appennini sonnecchiavano ancor sul letto melmoso degli oceani…». Nel 1923, il deputato calabrese Antonino Anile, gli faceva eco: «la necessità di un Parco nazionale in Calabria, che abbia come centro la Sila e si irradi a comprendere le zone di più caratteristiche formazioni naturali, che le sono attorno, è oggi improrogabile. Non si tratta soltanto di conservare la tracce del primo manto boschivo che ebbe l’Italia, ma la fauna e la flora che vivono all’interno e la costruzione geologica di quel magnifico massiccio dell’Appennino e le linee di paesaggio che non ha eguali al mondo…».
La Sila sorprende da subito, perché sorge nel mezzo di una lingua di terra lunga e stretta al centro del Mediterraneo. Il Parco Nazionale della Sila è situato nel più grande altopiano d’Europa, in un’area di rilevante interesse naturalistico, ambientale e storico-culturale, costituito da Sila Grande, Sila Greca e Sila Piccola. Si estende nel territorio di 19 comuni di 3 province della Calabria (Cosenza, Catanzaro e Crotone).
Foreste fitte e impenetrabili, tappezzate di migliaia di felci alte fin quasi al collo e immerse nell’ombra anche sotto il luminoso e caldo sole del sud.
Un sottobosco così spesso da risultare più morbido del più soffice dei tappeti.
Un silenzio impenetrabile rotto solo dai fruscii delle foglie mosse dal vento e dai richiami della gazza o dell’astore.

