L’uomo ha finito per creare un ecosistema artificiale: la “plastisfera”. Il termine indica l’insieme di micro e macro organismi che colonizzano i rifiuti di plastica fluttuanti negli oceani e che vi formano una sorta di pellicola denominata biofilm: si va da batteri, virus, funghi o alghe fino a granchi e meduse, una parola recente utilizzata per sintetizzare un fenomeno che esiste sin da quando è comparsa la plastica. Gli scienziati indagano sui potenziali agenti patogeni presenti nella “plastisfera”: il timore è che si possa essere alle prese con un futuro vettore d’infezioni. Un secondo fronte su cui sono impegnati i ricercatori riguarda batteri, funghi e alghe capaci d’innescare la biodegradazione degli idrocarburi nel mare (ossia di scindere attraverso gli enzimi i composti con idrogeno e carbonio). Ci si chiede se i batteri della “plastisfera” evolveranno in modo da aggredirla massicciamente o da suggerirci almeno un metodo per diminuire il volume dei rifiuti di plastica.
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