Vi è mai capitato di sentire un adulto che dice a un bambino: «Sei proprio una peste»?
Magari a un bambino piuttosto vivace o una bambina che fa i capricci. Forse è successo proprio a voi che leggete.
Ma cosa vuol dire? Che cos’è la PESTE?
Fossi in voi, la prossima volta che mi chiamano in questo modo gli farei notare il fatto che forse stanno un po’ esagerando. Perché, vedete, peste è il nome di una malattia che in passato ha causato molte vittime e tanta devastazione. Di certo molta di più di quella che potrebbe provocare il più irrequieto tra voi.
Tanti secoli fa, sette per la precisione, giunse in Europa un’epidemia talmente violenta che si portò via un terzo della popolazione dell’epoca, vuol dire che su tre che si ammalavano, uno non guariva.
I medici erano confusi e sconcertati, chi poteva farlo cercava rifugio nelle campagne allontanandosi dalle città e chi non poteva, sperava di cavarsela. Il nome di questa malattia, Peste, era un nome antico, e indicava la peggiore delle malattie, anche se non se ne conosceva bene la causa.
Oggi lo sappiamo, ed è portata da una pulce che usa abitare tra le pellicce dei ratti. Ma allora pensavano che le cause fossero l’aria, i cibi andati a male o addirittura i pianeti.
Ma potete stare tranquilli, oggi la Peste non è più molto diffusa. È ancora presente solo in poche regioni del mondo ed è difficile contagiarsi se si sta attenti all’igiene.
Il suo ricordo devastante però, anche se non abbiamo più nulla da temere, è rimasto nel nostro linguaggio e viene usato ancora quando qualcuno come voi fa qualche danno.
Ora che lo sapete, quando vi si dà della “peste” potete anche rispondere: «Non sono mica una malattia, sono solo un bambino!»
CICCIOMEDE
(Copertina di Ivo Guderzo)

