Giovanni Brusca inizia una nuova vita con il figlio trentenne lasciato bambino 25 anni fa quando fu arrestato e che ha visto crescere dal carcere. Quel bambino diventato uomo rappresenta l’ultimo legame di Brusca con la vita di un tempo. Una vita ora tutta da pianificare e da costruire assieme con gli uomini del Servizio centrale di protezione che si occupano dei collaboratori di giustizia.
Giovanni Brusca, soprannominato lo “scannacristiani” per la sua ferocia, è un mafioso membro di rilievo di Cosa Nostra, ora collaboratore di giustizia.
Nasce il 20 febbraio 1957 a San Giuseppe Jato (Palermo) da Antonina e Bernardo Brusca.
Egli stesso confessa di aver ucciso Giovanni Falcone, la moglie Francesca e i tre agenti di scorta con un’auto bomba.
E’ responsabile del sequestro e della morte del piccolo Giuseppe Di Matteo strangolato e sciolto nell’acido.
Ha commesso e ordinato oltre centocinquanta delitti senza ricordare tutti i nomi di quelli che ha ucciso.
Arrestato nel 1996 e riconosciuto collaboratore di giustizia nel 2000, viene liberato il 31 maggio 2021 per aver scontato la sua pena, ma rimanendo sottoposto a libertà vigilata per quattro anni ancora secondo quanto stabilito dalla Corte d’Appello di Milano.
La notizia della sua scarcerazione ha suscitato grande sdegno nell’opinione pubblica e in tutte le forze politiche, primo fra tutti Matteo Salvini che lancia l’idea di cambiare la legge sui pentiti di mafia. La fine della pena di Brusca non è mai stata una scadenza segreta e questo fa capire che non tutti condividono l’idea di Salvini.
Fatto è che Brusca è libero anche se con l’obbligo di firma settimanale, orari controllati e pernottamento fisso. Ora bisognerà trovargli un’abitazione in un contesto dove possa mimetizzarsi senza destare sospetti e curiosità tali da svelarne l’identità. Tutto questo fa parte del patto che lo Stato ha suggellato per ottenere la collaborazione di uno dei Killer più fidati della mafia corleonese, ma diventato uno dei pentiti simbolo dell’antimafia.
Ora dovrà guardarsi le spalle perché se il suo conto con lo Stato è chiuso, quello con la mafia non lo è e non lo sarà mai.
LA SCHEDA
CHI È GIOVANNI BRUSCA, IL MAFIOSO SCARCERATO
Dopo 25 anni di carcere, torna in libertà Giovanni Brusca, mafioso e collaboratore di giustizia italiano. Membro di Cosa Nostra, Brusca è stato soprannominato in lingua siciliana u verru (il porco), oppure lo scannacristiani, proprio per la sua ferocia. È, infatti, colui che azionò il telecomando che fece esplodere l’ordigno che provocò la strage di Capaci il 23 maggio 1992, nella quale morirono il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonino Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. È lui ad uccidere il piccolo Giuseppe Di Matteo, un bambino di 15 anni sciolto nell’acido solo perché suo padre, Santino, aveva deciso di collaborare con la giustizia. È sempre lui che nel 1977 partecipa all’omicidio del colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo e nel 1983 si occupa di preparare, insieme ad Antonino Madonia, l’autobomba utilizzata per uccidere il giudice Rocco Chinnici e gli agenti di scorta. Sua è la responsabilità dell’uccisione del capitano dei carabinieri Mario D’Aleo, comandante della Compagnia di Monreale e dei colleghi Giuseppe Bommarito e Pietro Morici, tutti e tre ammazzati da Brusca il 13 giugno 1983.
Arrestato nel 1996, nel 2000 gli viene riconosciuto lo status di collaboratore di giustizia. Il 31 maggio 2021 Brusca, dopo aver trascorso 25 anni in carcere, è stato liberato per aver scontato la sua pena, rimanendo sottoposto a libertà vigilata per ulteriori 4 anni, secondo quanto stabilito dalla Corte d’Appello di Milano.
Lucia Gonnella

