È un conflitto politico-militare che vede contrapposti lo Stato di Israele da una parte e i palestinesi dall’altra.
Le radici del conflitto risalgono alla fine del diciannovesimo secolo, ma su larga scala prese l’avvio nel 1947, quando l’Assemblea generale dell’Onu indicò la strada da percorrere: due Stati sulla stessa terra, l’uno ebraico (che avrebbe coperto il 55% della zona e ospitato anche 400mila palestinesi) e l’altro arabo (meno esteso, ma quasi integralmente musulmano), con Gerusalemme sotto controllo internazionale. Quando nel 1948 l’Yishuv (la comunità ebraica) dichiarò l’indipendenza dello Stato di Israele con l’assenso di molti Paesi, tra cui Usa e Urss, scoppiò il primo conflitto israelo-palestinese. Gli Stati confinanti della Lega Araba, che consideravano il sionismo (movimento politico e ideologia volti alla creazione di uno Stato ebraico in Palestina), un’ingerenza straniera, attaccarono Israele, che a sua volta contrattaccò.
Nel tempo si sono avvicendate, tra le due parti, diverse guerre, come la Guerra di Suez, la Guerra dei sei giorni, la Guerra del Kippur (festa religiosa ebraica che celebra il giorno dell’espiazione) e altrettanti accordi di pace, mai veramente risolutivi, per il mutuo riconoscimento di sovranità e indipendenza dello Stato di Israele e dello Stato di Palestina.
I motivi per cui in questi giorni è scoppiata la guerra tra Hamas (gruppo islamico radicale) e Israele sono accentrati sui seguenti 4 nodi fondamentali:
– controllo di Gerusalemme;
– i confini indefiniti;
– gli insediamenti dei coloni;
– il ritorno dei rifugiati.
Gli sfratti hanno fatto il resto.
Al di là delle ragioni storiche, il conflitto di questi giorni sembra essere nato nella zona est di Gerusalemme, abitata soprattutto da palestinesi e dove è scoppiata la protesta per gli sfratti di decine di famiglie dalle loro case e che, a loro volta, precedentemente, avevano cacciato gli israeliani.
Da giovedì 13 maggio non si ferma la pioggia di razzi da Gaza su Israele che a sua volta continua a bombardare l’enclave palestinese (enclave: territorio chiuso all’interno di uno Stato diverso politicamente e linguisticamente da quello a cui appartiene).
All’orizzonte s’intravede la possibilità di un’operazione di terra dalle conseguenze imprevedibili, ma arriva improvvisa una tregua molto difficile ad un conflitto armato durato 11 giorni.
Lucia Gonnella

