In passato, molte epidemie hanno cancellato intere civiltà come ad esempio la Civiltà Ittita nel XIV secolo a.C,, diverse dinastie egizie, le civiltà di Harappa e Mohenjo-Daro nella Valle dell’Indo e poi, con la cosiddetta Peste di Atene, che nel 430 a.C., la città-stato democratica. Tra la fine del II sec e l’inizio del III secolo d.C., a provocare il declino dell’Impero romano contribuirono il vaiolo e la Peste Antonina. In seguito, dal 1630 fino a circa il 1700, l’Italia e l’Europa furono interessate da ondate di peste detta bubbonica, la stessa descritta anche da Alessandro Manzoni ne “I promessi Sposi”, che uccise tante persone. Tutto ciò portò ad una sorta di livellamento sociale ed economico, ad una diminuzione della forza-lavoro e le persone poterono chiedere più soldi per lavorare, al fatto che molte persone proprietarie di grandi beni morirono e ci fu una redistribuzione di beni.
Adesso quindi, è normale chiedersi che cosa può accadere nel mondo a seguito di questa pandemia da Coronavirus?
Il prof. Gilberto Corbellini, ordinario di storia della medicina presso l’Università La Sapienza di Roma, ha dichiarato, in un’intervista all’ “UffPost”…
“Potrebbe succedere qualcosa di simile, ma non dimentichiamo che in passato molte civiltà si sono estinte, quindi il coronavirus potrebbe avere effetti diversi sull’economia a seconda dei contesti geopolitici. L’India è una polveriera e il Covid potrebbe essere un innesco, più che un fattore davvero così drammatico. L’India pagò almeno 15 milioni di morti alla Spagnola, fu il Paese più colpito.
Col coronavirus lo smartworking, la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale, hanno creato comunque delle disuguaglianze sociali. Noi siamo prima di tutto animali sociali e le persone lasciate a interagire quasi solo con macchine che in realtà sono stupide, possono essere meno performanti.
Noi godiamo dei benefici delle nostre economie grazie alla mobilità. Infatti, le persone prima del Covid viaggiavano, creavano occasione per far circolare merci anche grazie a tecnologie, delocalizzazione delle produzioni di beni, mettendo in moto crescite economiche e creazione di posti di lavoro.
Ma le persone, che sono quelle che costruiscono le riprese, hanno un atteggiamento più disponibili al rischio e sono più disposte a spendere al termine di periodi di crisi pandemiche, e questo può favorire un rapido ritorno alla “normalità” come la conoscevamo fino al 2019.
Probabilmente saranno i Paesi del Nord Europa, la Nuova Zelanda, l’Australia, e parte degli Stati Uniti ad avere grandi risultati. Si tratta di realtà con strutture demografiche più circoscritte, digitalizzazione e senso civico più sviluppati. In Italia ed Europa siamo molto indietro e i grandi investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per la transizione al digitale ed ecologico per incentivare l’uso di nuove tecnologie e la realizzazione di grandi infrastrutture farà fatica ad essere realizzato in una società dove permane il 50% di analfabetismo funzionale.
Pertanto solo la scuola potrà innescare un processo virtuoso teso a recuperare il terreno perso in questi due anni “persi” da intere generazioni di bambini, ragazzi e giovani e realizzare il grande “balzo” nel futuro che non ha tempo di aspettare.

