La Terapia Intensiva Covid dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma, a oltre un anno dall’inizio della pandemia, ha riaperto alle visite dei parenti dei ricoverati. “La presenza di una moglie, un marito, un figlio o un amico è terapeutica, riduce lo stress e il carico farmacologico” spiega Monica Rocco, direttrice della Terapia Intensiva e docente di Anestesia e Rianimazione all’Università La Sapienza.
“Il rapporto con i parenti fa parte della cura. Era impossibile continuare questo isolamento con il mondo esterno” ribadisce Rocco. “All’inizio, per la paura del contagio, gli ospedali si sono chiusi a riccio, le Rianimazioni poi sono diventati mondi inaccessibili: i parenti salutavano una moglie, un marito, un figlio senza sapere quando poterlo rivedere – racconta la dottoressa – Oggi finalmente con tutto quello che abbiamo imparato e le vaccinazioni, possiamo fare un passo avanti, abbiamo riaperto il nostro reparto e a ogni turno facciamo entrare un membro per famiglia (ne alterniamo due alla volta) con molte cautele. La vita dei pazienti e anche di noi medici e infermieri è cambiata. In meglio”.

