Il diritto ad esistere dei bambini aborigeni
Ancora oggi un bambino aborigeno su cinque che nasce in Australia occidentale non viene registrato all’anagrafe dai genitori. Secondo uno studio il 18 per cento dei bambini aborigeni, è privo di certificato di nascita. Una cifra alla quale va sommato un numero imprecisato di bambini che nascono in casa e che quindi non risultano né negli elenchi ospedalieri né in quelli dell’anagrafe.
In Australia, su 23 milioni di persone, vivono ben 700.000 indigeni: la maggior parte di loro è si trova in fondo alle classifiche di tutti gli indicatori economici e sociali e spesso vivono ai margini della società.
Era solo il 13 febbraio 2008 quando il neo-primo ministro dell’epoca Kevin Rudd presentava le scuse ufficiali alle popolazioni aborigene dell’Australia per la “Stolen Generation”, la “generazione rubata”, ovvero la sottrazione di bambini e bambine aborigeni alle loro famiglie e alle loro comunità: “Alle madri e ai padri, fratelli e sorelle, per la distruzione di famiglie e di comunità chiediamo scusa. E per le sofferenze e le umiliazioni così inflitte su un popolo orgoglioso e una cultura orgogliosa chiediamo scusa. Noi parlamento d’Australia rispettosamente chiediamo che queste scuse siano ricevute nello spirito in cui sono offerte come contributo alla guarigione della nazione” disse Rudd mettendo la parola fine, almeno in via formale, a secoli di discriminazione e violenza.
Tuttavia ancora oggi buona parte dei nativi australiani vivono ancora letteralmente ai margini della società. Nel Queensland un altro studio avrebbe dimostrato che il 17 per cento dei bambini aborigeni di età compresa tra i due e i quattro anni non sono mai stati registrati: fanno compagnia ai 290 milioni di bambini inesistenti presenti in tutto il mondo (dati UNICEF), minori che saranno per sempre privi di certificato di nascita.
Senza tale documento la vita sarà decisamente in salita: impossibilità di iscrizione scolastica e universitaria, impossibilità di trovare lavoro, di aprire un conto in banca, di acquistare una casa, un’automobile, una roulotte o un caravan, di ottenere un passaporto, di ottenere giustizia.
Il problema, osservando lo studio nel suo complesso, è marcatamente sociale: i bambini aborigeni nati da madri adolescenti (di età inferiore ai 16 anni) è cinque volte più probabile che non vengano mai registrati all’anagrafe e questo non dovrebbe essere in alcun modo accettabile per lo stato Australiano, che invece fatica non poco a penetrare le lacune culturali dell’emarginazione aborigena.
Un problema che, evidentemente, tocca da vicino la società aborigena: il governo australiano si è dato un tempo di 10 anni per risolvere i gap culturali e sopratutto sociali tra le due principali civiltà che animano la grande isola dell’Oceania ma secondo gli esperti la democrazia australiana è già in forte ritardo.
no degli obiettivi, ad esempio, era dimezzare il tasso di disoccupazione aborigena entro il 2018, rispetto al 2008, e tutto suggerisce che questo sarà il primo grande fallimento del welfare sociale australiano in termini di integrazione della comunità indigena.

